A Strasburgo una moschea divide, un tempio unisce

Polemiche che giungono fino a Parigi per la costruzione di una nuovo luogo di culto musulmano, mentre una raccolta fondi vuole restaurare un simbolo dell'amicizia franco-tedesca

Un tempio e una moschea fanno notizia a Strasburgo, est della Francia, al confine con la Germania. Il primo pare unire, la seconda pare dividere.

La decisione della maggioranza ambientalista alla guida del municipio di sovvenzionare la costruzione della moschea dell'associazione Millî Görüs ha acceso una polemica nazionale. L'associazione religiosa turca è nel mirino del ministero dell'Interno.

Le tensioni geopolitiche tra Francia e Turchia si sono cristallizzate di recente intorno alla concessione votata a Strasburgo per la costruzione di una moschea. La sindaca ambientalista Jeanne Barseghian (Europe Écologie Les Verts, EÉLV) e il suo consiglio comunale hanno approvato, il 22 marzo, il principio della concessione di 2,5 milioni di euro di finanziamento all'associazione religiosa turca Millî Görüs. Questa sovvenzione pubblica, autorizzata dalla legge locale dell'Alsazia-Mosella, dovrebbe consentire la continuazione del progetto da 25,5 milioni di euro, presentato come "la più grande moschea d'Europa".

Se non ha legami ufficiali con lo Stato turco, Millî Görüs incarna agli occhi del ministro dell'Interno con delega ai culti, Gerald Darmanin, un "Islam politico", in altre parole un Islam che mescola considerazioni politiche e religiose. La decisione della città di Strasburgo ha quindi portato il ministro a intervenire, accusando il Comune «di finanziare interferenze straniere in Francia» e puntando il dito contro «comunità forse un po’ troppo compiacenti».

Görüs è ben radicata in Alsazia, una regione che ospita la più grande comunità di lingua turca in Francia. Con sede a Colonia (Germania), il movimento è stato fondato nel 1969 per unire la diaspora europea e combattere la visione di uno stato turco considerato all'epoca troppo laico. «Millî Görüs incarnava un contro-potere nei confronti di Ankara. Ma l'avvento del presidente Recep Tayyip Erdoğan, diventato promotore dell'islam politico, ha avvicinato l'associazione alle posizioni dello Stato turco», spiega sul giornale francese Réforme Anne-Laure Zwilling, ingegnere ricercatrice del Cnrs di Strasburgo, specialista in minoranze religiose.

Per Christian Albecker, presidente dell'Unione delle Chiese protestanti dell'Alsazia e della Lorena (Uepal), questo progetto di moschea fa parte di una visione imperialista di Ankara. «Ho declinato l'invito a partecipare alla posa della prima pietra, a differenza della maggior parte dei rappresentanti politici di Strasburgo. I legami tra Millî Görüs e lo Stato turco non mi sembravano molto chiari. Sono rimasto anche scioccato dalla natura faraonica di questo progetto, un vero e proprio taglia e incolla di una moschea ottomana, quattro volte più costosa della Grande Moschea di Strasburgo già esistente. Per non parlare del fatto che, a differenza della Grande Moschea inaugurata nel 2012 che ha già una capacità di 1200 persone, ed è frequentata soprattutto da fedeli di origine nord africana, non c'è stata attenzione a impegnarsi in un dialogo con altri culti».

Il Senato francese, dominato dall'opposizione di destra, giovedì 8 aprile ha dato ampio via libera a un nuovo dispositivo introdotto dal governo nel disegno di legge sul separatismo, ispirato proprio al caso della concessione del municipio di Strasburgo.

Tale emendamento, che ha dato luogo a lunghe discussioni, anche dopo la sua adozione, prevede l'obbligo di avvisare il prefetto con tre mesi di anticipo, prima di qualsiasi contributo pubblico per la costruzione di un luogo di culto. «Permette di garantire alle comunità un sostegno chiaro e preciso da parte dello Stato», ha sottolineato il ministro dell'Interno Darmanin. «Permette anche di evitare interferenze straniere e il finanziamento di associazioni separatist», ha affermato il ministero in un comunicato.  «Questo emendamento è stato redatto a seguito del voto del sussidio alla grande moschea di Strasburgo da parte del comune verde», ha confermato l'entourage del ministro all’agenzia stampa Afp, mentre i senatori non hanno esitato a sollevare il legame con l'attualità. «Questo emendamento è apparso due giorni fa, è sorprendente. (...) Non credo che sia lo Spirito Santo, se esiste, a ispirarvi questo emendamento» ha osservato in particolare Jean-Pierre Sueur (Partito socialista).

A spegnere in parte le polemiche la decisione ultima adottata dall’associazione Millî Görüs di rinunciare al finanziamento pubblico, evidentemente per placare le discussioni divenute a carattere nazionale. 

Tutto ciò mentre nella stessa città la Chapelle de la Rencontre (Tempio dell'incontro) è attualmente oggetto di una campagna di raccolta fondi per la ristrutturazione di questo simbolo della riconciliazione franco-tedesca.

Situata nel distretto di Port, la Chapelle de la Rencontre è oggetto di un progetto di restauro, innovazione e cooperazione transfrontaliera tra le due istituzioni protestanti dell'Unione delle Chiese protestanti d'Alsazia e Lorena (Uepal) e la Chiesa protestante del Paese di Baden (Evangelische Kirche in Baden - Ekiba).

Questo tempio, costruito nel 1948 all'indomani del secondo conflitto mondiale in una terra simbolo di divisioni e dolore e che ora è luogo di dialogo e incontro, si trova in un'area in rapida espansione. Più di 10.000 unità abitative sono attualmente in costruzione in questa parte della città a cavallo dei bacini portuali del Reno, a due passi dal Jardin des Deux Rives e dal ponte che porta a Kehl, il vicino tedesco.

Il progetto avviato alcuni anni fa mira a riflettere sul posto della Chiesa in questo territorio. «Come può la Chiesa essere presente in questo quartiere multilingue e multiculturale? Cosa intendiamo come Chiesa?» chiede il pastore Marc Seiwert della Uepal. Quindi, i lavori di ristrutturazione sono stati pensati in modo che la cappella soddisfi questa ambizione.

 Per monitorare il progetto, un gruppo direttivo franco-tedesco è orchestrato dalle parrocchie di Saint-Matthieu e Kehl. Due pastori lavorano alle attività, Roos Van De Keere della Uepal e Günter Ihle della Chiesa protestante del Baden. «Il progetto mira a sostenere le famiglie e i bambini di questo quartiere», spiega Marc Seiwert. «Questo è un altro modo di fare chiesa, si sta sviluppando in questo luogo su base sperimentale una presenza della Chiesa plurale che è una sfida per le nostre Chiese. Non sappiamo quale sarà il risultato».

Il budget complessivo per i lavori (isolamento, riscaldamento, elettricità, ecc.) è di 750.000 euro. La somma di 400.000 euro è già stata raccolta da donatori, dalle chiese francese e tedesca, da sovvenzioni statali. Ne occorrono ancora 350.000 per completare con successo il progetto finale pianificato entro il 2023.

Essendo la cappella un luogo simbolico della riconciliazione franco-tedesca, il progetto è sostenuto da Gérard Larcher (Presidente del Senato transalpino) e Wolfgang Schäuble (Presidente del Bundestag, la camera bassa del parlamento tedesco), originario del vicino paese di Bade. «Questo luogo testimonia la riconciliazione franco-tedesca».

 

Foto di Smiley.toerist, la Chapelle de la Rencontre

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