Salam, pace. L’addio a Giovanni Sarubbi

Giovani Sarubbi, direttore de ildialogo.org e coordinatore della Giornata del dialogo cristiano islamico è morto ieri a 69 anni

«L’Irpinia piange la scomparsa di Giovanni Sarubbi», titolano molti quotidiani, come Avellino Today che scrive: «L’Irpinia è in lutto per la scomparsa di Giovanni Sarubbi, direttore del periodico Il Dialogo, deceduto all’età di 69 anni a causa di complicazioni sorte in seguito a un ricovero presso il "Moscati" di Avellino».

«Fermo sostenitore del pacifismo e dell’interculturalismo religioso - prosegue Avellino Today -, Sarubbi risiedeva a Monteforte Irpino, sede della testata online». A ricordarlo, in una nota, la Cgil di Avellino: «Abbiamo appena saputo che ci ha improvvisamente lasciati  Giovanni Sarubbi, compagno storico e leale, dal profondo senso etico che quotidianamente ha esercitato. La sua storia politico sindacale viene dalle battaglie metalmeccaniche a Pomigliano ex Alenia e presso la struttura Cgil Camera del Lavoro di Pomigliano. Studioso, attento e sensibile, lettore della società e fervente pacifista comunista nell’accezione totalizzante del combattere le disuguaglianze e le ingiustizie sociali ed economiche. È andato via prematuramente, all’improvviso, lasciandoci attoniti, lasciando la famiglia, e come in tanti altri casi, troppi, in questi lunghi mesi di pandemia non potremo stare vicini ed onorare adeguatamente il defunto, Compagno Giovanni. Tutta la Cgil si stringe alla famiglia, la moglie Lucia, le figlie Sara e Amanda, il genero e le nipoti, che la terra gli sia lieve. Rip».

I funerali di Sarrubi saranno oggi, 8 aprile alle 10, presso Chiesa dell’Annunziata a Mercogliano (Av).

Riforma, insieme alle chiese evangeliche e protestanti che hanno condiviso con Giovanni Sarubbi (unico e prezioso tessitore e sostenitore del dialogo interreligioso che ha realizzato sino all’ultimo) la Giornata del dialogo cristiano-islamico, si uniscono nel ricordo, nel dolore e sono vicine alla sua famiglia.

Pubblichiamo l’ultimo editoriale del direttore Giovanni Sarubbi pubblicato il 3 aprile scorso.

Pil Assoluto

«Le armi sono il PIL assoluto, il PIL dei PIL. Il PIL che genera PIL. Genera PIL nel momento in cui le armi vengono vendute. Genera PIL nel momento in cui vengono usate. Pensate a una bomba che distrugge una città. Ogni casa distrutta con tutto ciò che contiene è PIL che va in fumo e che deve essere ripristinato. Bisognerà ricostruire le città, accogliere i profughi, ridargli speranza, rimettere su le scuole, i mercati, le industrie, i teatri. Tutto PIL che sorge da una distruzione. E quando c’è PIL ci sono persone che fanno affari e ridono al telefono mentre si spartiscono gli appalti. Vi ricordate le telefonate intercettate degli industriali che banchettavano e ridevano subito dopo il terremoto dell'Aquila? Ecco le armi sono come un terremoto distruttivo. Generano PIL. Generano fatturato per le aziende delle armi e poi per le aziende che dovranno ricostruire ciò che le armi distruggono.

È così dalla grande crisi del 1929. Per fronteggiare la crisi, che avrebbe poi portato alla seconda guerra mondiale, il presidente statunitense Franklin Delano Roosevelt promosse il New Deal che si basò essenzialmente sulle industrie degli armamenti, aerei, navi, carri armati, armi di tutti i tipi prodotte in quantità mai viste prima che furono determinanti nella sconfitta del nazismo che non riuscì a tenere lo stesso passo. E dopo la guerra la ricostruzione.

PIL e ancora PIL, e ancora guerre.

Questa è l’essenza del sistema imperialista mondiale che si è manifestato per la prima volta nel 1914 con la prima guerra mondiale. E sarà così fino a quando non ce ne libereremo».

Giovanni Sarubbi

 

 

 

 

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