Rieducare a beneficio di tutta la società

Lavori di pubblica utilità in alternativa al carcere, firmato protocollo fra Diaconia valdese e il Ministero della Giustizia. Intervista a Gemma Tuccillo, alla guida del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità 

Far svolgere lavori di pubblica utilità ad imputati maggiorenni in messa alla prova, presso enti convenzionati. Ruota intorno a questa possibilità il protocollo sottoscritto dalla Ministra della GiustiziaMarta Cartabia, e dal Presidente della Diaconia ValdeseGiovanni Comba.

Il lavoro di pubblica utilità, inteso come prestazione non retribuita in favore della collettività, si potrà svolgere presso strutture dell'Unione delle chiese metodiste e valdesi, presenti su gran parte del territorio nazionale, ma anche presso enti convenzionati sui quali la Diaconia, in veste di garante, eserciterà attività di coordinamento e supervisione.

L’accordo siglato rappresenta un ulteriore passo in avanti nel potenziamento anche in Italia di un modello di giustizia di comunità in linea con le principali tradizioni europee. L’accettazione della funzione riparativa della pena da parte dell’imputato, vuol dire – tra l’altro – aiutarlo a sviluppare il senso di cittadinanza, il rispetto delle leggi e condurlo all’assunzione di comportamenti orientati alla partecipazione alla vita sociale.

«Con questo accordo – ha commentato il Presidente della Csd – Commissione sinodale della Diaconia, Giovanni Comba – la Diaconia Valdese prosegue il proprio impegno alla ricerca di nuove formule e modalità di intervento in ambito penale. Estremamente positivo il fatto che il Ministero intenda compiere tali azioni, a livello territoriale, coinvolgendo i propri uffici, i Tribunali e il terzo settore. Contiamo, a livello locale, di poter dare attuazione a questi progetti grazie all’impegno delle chiese metodiste e valdesi, delle opere diaconali locali, dei partner della società civile con i quali abbiamo avviato negli anni progetti tesi all’abbattimento delle diseguaglianze ed alla lotta all’esclusione sociale».

Approfondiamo il discorso con la dottoressa Gemma Tuccillo, alla guida del Dipartimento per la giustizia minorile e di comunità.

Intanto qual è l’ambito di azione del suo Dipartimento e perché è coinvolto nella messa in atto di simili protocolli?

«Il D.p.c.m. 15 giugno 2015, n. 84, recante il nuovo regolamento di organizzazione del Ministero della giustizia, attribuisce la competenza in materia di esecuzione penale esterna degli adulti alla Direzione Generale per l'esecuzione penale esterna e di messa alla prova del Dipartimento per la Giustizia Minorile e di Comunità.

Presupposto imprescindibile per realizzare un efficace reinserimento nelle comunità delle persone prese in carico dai nostri servizi è costituito dall’integrazione operativa con i nodi delle reti territoriali, in particolare gli enti locali, le organizzazioni di volontariato ed il privato sociale.

La Direzione generale per l’esecuzione penale esterna e di messa alla prova provvede, in particolare, all’organizzazione ed al coordinamento degli uffici territoriali per l’esecuzione penale esterna (UEPE), favorendo l’implementazione ed il consolidamento delle connessioni esistenti tra i servizi territoriali di probation (messa in prova ndr), l’autorità giudiziaria di volta in volta competente e il complesso di agenzie pubbliche e private nonché del volontariato presenti nelle comunità.

Pertanto è costante l’ impegno nell’azione di promozione della stipula, sia a livello centrale che locale, di sempre più numerosi convenzioni e protocolli con enti e organizzazioni pubbliche e private senza scopo di lucro, per rispondere alla richiesta di un numero, in significativa crescita, di posti per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. Lo sforzo è anche quello di diversificare e qualificare la tipologia di attività attraverso il coinvolgimento sempre maggiore di enti dalla consolidata mission sociale e con adeguati standard organizzativi».

Qual è il senso e quali i ragionamenti che portano alla nascita di simili protocolli?

«Con l'entrata in vigore della legge n. 67 del 28 aprile 2014, che ha introdotto nel nostro ordinamento l’istituto della sospensione del procedimento penale con messa alla prova per adulti, si è realizzata una significativa innovazione rispetto ai tradizionali sistemi di intervento sanzionatorio: è prevista infatti, prima della pronunzia di condanna, la possibilità per l’imputato di sottoporsi volontariamente ad un programma che prevede obblighi tanto nei confronti della persona offesa dal reato quanto nei confronti della comunità, con l’assunzione di un impegno, svolto a titolo gratuito per un periodo di tempo significativo, presso enti in grado di assicurare adeguati standard organizzativi, professionali e metodologici e con una “mission” socialmente rilevante.

Le istanze per l’ammissione alla messa alla prova per adulti in lavorazione presso gli uffici di esecuzione penale esterna, al 15.03.2021, sono 25.642 e i soggetti in messa alla prova 19.948; da qui la necessità di differenziare e incrementare il numero di posti per lo svolgimento di lavori di pubblica utilità in modo uniforme sul territorio nazionale, attraverso la promozione della stipula di protocolli e convenzioni nazionali fra il Ministero della Giustizia ed enti pubblici o privati, senza scopo di lucro, di grandi dimensioni o comunque con sedi in più realtà del territorio nazionale.

Lo svolgimento di un lavoro gratuito, compatibile con le esigenze di vita e lavorative dell’imputato, prima ancora dell’estinzione del reato, che si avrà solo in caso di esito positivo della messa alla prova, ha come obiettivo quello di promuovere nella persona ammessa alla prova una profonda riflessione sul proprio agito. Riflessione che si realizza, ancor più, ove lo svolgimento di un’attività non retribuita abbia luogo in un contesto socialmente e culturalmente significativo quale – nel caso di specie – le strutture e i servizi socio-assistenziali, educativi, formativi e culturali che fanno capo alla Diaconia Valdese».

Quali sono i riscontri nelle esperienze già messe in atto?

«L’idea del Dipartimento di favorire e di promuovere la stipula di un protocollo nazionale con la Diaconia Valdese ha tenuto in considerazione i risultati più che soddisfacenti che sono emersi dalla stipula di un analogo protocollo nazionale (sottoscritto a livello centrale il 14/11/2019) con la Caritas Italiana, che ha favorito la sottoscrizione da parte dei Tribunali ordinari presenti sul territorio nazionale di 70 convenzioni locali per l’impiego di imputati in messa alla prova nello svolgimento di lavori di pubblica utilità presso servizi dedicati al sostegno di persone in difficoltà socio economica, ancor più incisivi in questo periodo di grave deprivazione. Oltre a quello con la Caritas Italiana, ad oggi sono stati stipulati altri due importanti protocolli nazionali, rispettivamente con l’Unione Italiana Ciechi e con l’Associazione Libera contro le mafie.

Il Dipartimento, oltre a promuovere la stipula di protocolli nazionali, favorisce altresì la sottoscrizione di convenzioni con enti e associazioni senza scopo di lucro e di grandi dimensioni, ovvero in grado di assicurare adeguati standard organizzativi, professionali e metodologici, che consentono di rendere immediatamente disponibile un numero consistente di opportunità per lo svolgimento del lavoro di pubblica utilità. Fra questi la Croce Rossa Italiana (CRI), l’Ente Nazionale Protezione Animali (ENPA), il Fondo Ambiente Italiano (FAI), la Lega Italiana Lotta ai Tumori e molti altri, che complessivamente al momento rendono disponibili 1.313 posti.

Solo a titolo esemplificativo, fra giugno 2019 e febbraio 2021, le convenzioni nazionali stipulate con la Croce Rossa Italiana-CRI e l’Ente Nazionale Protezione Animali-ENPA hanno consentito rispettivamente a 1.048 e 141 imputati adulti in messa alla prova di svolgere il lavoro di pubblica utilità presso le loro strutture e servizi».

«Lo scopo rieducativo della pena – ha ricordato la Guardasigilli Cartabia, durante la recente visita al Dipartimento per la Giustizia minorile – non è soltanto un dovere costituzionale ma un beneficio per l’intera società; e lo è massimamente quando si tratta di giovani che hanno davanti tutta un’intera vita. Offrire loro la possibilità di riscatto – ha aggiunto la Ministra – è anche la più efficace azione che si possa mettere in campo, a tutela della sicurezza e dell’ordine sociale».

Sull'argomento l'agenzia stampa Nev-Notizie Evangeliche ha intervistato il pastore Francesco Sciotto, membro della commissione sinodale della Diaconia, già coordinatore del Gruppo di lavoro sulle carceri della Federazione delle chiese evangeliche in Italia , da sempre impegnato su questi temi.

 

Foto di Mayankmakhija9

Interesse geografico: