Il Black History Month racconta la famiglia nera

Come sono cambiate le strutture familiari nella popolazione afroamericana? Fra evoluzione sociologica e rappresentazioni distorte, possiamo capire di più anche sui “bianchi”

«Nella mia esperienza, la maggior parte delle persone ha poche immagini positive della famiglia nera», scrive Anita Coleman, docente associata di Bibliografia e direttrice dell’Ernst Miller White Library del Seminario teologico presbiteriano di Louisville, Kentucky. Nell’articolo comparso sul sito della Presbyterian Mission (Chiesa presbiteriana - PcUsa) si presenta il tema scelto per il Black History Month di quest’anno, appunto «La famiglia nera: la sua rappresentazione, identità e diversità».

Negli Stati Uniti e Canada febbraio è infatti, come ricordato in un precedente articolo, il mese dedicato all’approfondimento e alla consapevolezza sul contributo della popolazione “africana americana” (“African American”, come viene definita, esprimendo in modo compiuto le due componenti dell’identità “black”) alla storia della nazione. Una storia con molte ombre, come ben sappiamo, che si proiettano ancora oggi nei pregiudizi, negli stereotipi e nella vita quotidiana di molte persone. Le iniziative di questo mese dovrebbero aiutare quindi a riconsiderare le proprie posizioni, a partire dal fatto che esiste solo una razza umana e che ogni suo membro è fatto a immagine di Dio, ricorda Coleman.Il concetto di famiglia fa parte dell’esperienza di tutti, e spesso viene utilizzato per descrivere anche la comunità dei credenti ma… a quale famiglia ci riferiamo? Come si legge nel sito dell’Association for the Study of African American Life and History (Asalh, dove si può trovare anche l’elenco dei temi degli anni precedenti), le famiglie africano americane sono dislocate su più Stati, nazioni e continenti. E non sono solo le singole famiglie nere a vivere una diaspora, ma “l’Africa e la stessa diaspora sono a lungo state descritte come famiglia nera in senso più ampio”. Si tratta di una realtà complessa, nella cui storia entrano moltissime variabili: essere schiavi o liberi, famiglia monoparentale o meno, nucleare o estesa, patriarcale o matriarcale, costruita su legami di sangue o altri, basata su unioni legali o meno, nera o interrazziale. Tutte variabili che hanno un impatto sulla genitorialità, l’infanzia, il matrimonio, le norme di comportamento di genere, sessualità, tasso di incarcerazione…

La prof. Coleman propone anche una lettura sociologica, partendo da una premessa: la struttura delle famiglie sta cambiando, distaccandosi dal modello dei propri antenati. Secondo una ricerca del Pew Research Center pubblicata in aprile 2020, «aumenta la coabitazione, più adulti ritardano o rinunciano al matrimonio, una crescente percentuale di bambini vive con un genitore non sposato e i matrimoni fra persone dello stesso sesso sono legali in 50 Stati». Secondo altre ricerche, il 45% dei “Millennials” prossimi ai 40 anni non formano delle famiglie nell’accezione tradizionale del termine: una percentuale che era del 34% nella “Generazione X” nel 2003, del 31% fra i “Baby Boomers” nel 1987 e del 15% fra i membri della “Silent Generation” nel 1968. La generazione dei Millennials, scrive l’autrice, è più ampia di quella dei Boomers, più diversificata e istruita: «Madri single e nuove forme di famiglie stanno aumentando fra i Millennials, qualcosa che il Moynihan Report del 1965 aveva evidenziato riguardo alle famiglie nere».

Ecco come questo mutamento sociale incrocia la “black history”. Secondo diversi studiosi, dice l’articolo, The Negro Family: the Case for national Action (1965) è il documento che più ha stimolato il dibattito pubblico nella storia africana americana moderna. Il suo autore, il sociologo e politico Daniel Patrick Moynihan, sosteneva che la struttura instabile della famiglia “nera” (contrapposta alla stabilità di quella bianca) era la causa del «deterioramento del tessuto sociale nella società nera». L’influenza negativa di questo Rapporto fu forte e persistente, creando (scrive Coleman) «nuovi miti sulla famiglia nera che persistono ancora oggi», trasmettendo l’idea di famiglie violente, senza moralità e senza sentimenti di affetto familiare.

Ecco perché è così importante ricordare il tema della famiglia in questo Black History Month: per riportare la verità sulle famiglie nere, e riflettere sulla realtà di oggi di tutte le famiglie.

Riflettere su questi temi a livello di chiese, conclude la prof. Coleman proponendo alcuni suggerimenti, vuol dire andare oltre le immagini più conosciute, tenendo conto della multiculturalità della cultura nera: non limitarsi alle storie di personaggi famosi, alla musica soul e blues, ma esplorare fatti e persone meno noti. Non limitarsi al (solito) discorso sull’antirazzismo ma volgerlo in positivo, parlando del contributo della comunità nera al benessere del mondo; sperimentare scambi di pulpito o iniziative congiunte (per quanto possibile) con comunità nere o multiculturali; approfondire all’interno delle proprie comunità le radici e ascendenze diversificate (anche tra i “bianchi” esiste la razzializzazione) e infine… smettere di “sbiancare” le storie bibliche, imparando a rappresentare Gesù come un ebreo mediorientale…

 

Foto via Istock: New York City, 1962. Due madri con i loro bambini sulle scale di casa.

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