Ringraziamento di che?

La festa più tipica degli Stati Uniti quest’anno sarà diversa dal solito, ma in un certo senso più vicina alla sua origine che all’immaginario del Thanksgiving Day

Oggi 26 novembre negli Stati Uniti si festeggia il Thanksgiving Day, il Giorno del Ringraziamento.

La festa americana per eccellenza, la più rappresentata al cinema e nelle serie tv insieme al Natale, con la sua tavola imbandita, il troneggiante enorme tacchino farcito e la famiglia riunita… una scena che quest’anno, in piena pandemia Covid, sembra davvero solo appannaggio della fiction. Mentre in Italia si discute animatamente su pranzi e cene natalizie, negli Usa il momento della “prova del nove” delle feste è già arrivato: e se anche quest’anno si è rinnovata la tradizione dei due tacchini “graziati” dal presidente, risparmiati dal macello secondo un’usanza inaugurata da Reagan negli anni Ottanta, per milioni di americani questo giorno del Ringraziamento non sarà come gli altri.

Mentre il governo e il presidente eletto Joe Biden invitano alla prudenza e ad evitare assembramenti (solo nella giornata di ieri si sono registrati 2400 morti per Covid-19) sono aumentati a dismisura coloro che sono in difficoltà economica perché hanno perso il lavoro o i sussidi (scaduti quest’estate e non rinnovati per il mancato accordo nel Congresso) e ricorrono al banco alimentare. Questi ultimi sono cresciuti di sei milioni negli ultimi mesi e dimostrano quanto il tema dell’insicurezza alimentare sia grave. Secondo il Dipartimento dell’Agricoltura Usa, nel 2019 il 10% delle famiglie era caratterizzato da un livello di sicurezza alimentare basso o molto basso, e a giugno una ricerca dell’Institute for Policy Research della Northwestern University ha mostrato che a livello nazionale la percentuale è salita al 23% dopo lo scoppio della pandemia.

Chiese e associazioni intanto non fanno mancare il loro sostegno con iniziative di solidarietà: la Chiesa episcopale, per esempio, come ogni anno distribuisce in diverse congregazioni (leggi l’articolo qui) centinaia di tacchini congelati, o porzioni di tacchino e buoni regalo. Diversamente dagli anni scorsi, però, in cui questo era anche un momento di socialità, si è resa necessaria la modalità “drive-in”, con la consegna di pacchi già pronti, magari direttamente dall’auto. Alcune diocesi hanno fatto di più, ponendosi come intermediarie (anche con l’aiuto dei fondi federali per lemergenza) tra aziende alimentari o agricole, che rischiano di vedere i loro prodotti invenduti, e famiglie bisognose o banchi alimentari, con particolare attenzione a bambini e ragazzi.

Per molti la Festa del Ringraziamento quest’anno sarà quindi molto diversa dall’immaginario, ma per certi versi più in linea con la sua origine, tradizionalmente viene collegata al momento di festa condiviso nel 1621 dai Padri pellegrini, giunti l’anno precedente sulle coste dell’attuale Massachusetts, insieme alla popolazione nativa dei Wampanoag. La cinquantina di sopravvissuti al viaggio per mare e alle malattie aveva stretto un accordo di collaborazione, si potrebbe dire di sopravvivenza di cui i primi necessitavano ben più dei secondi, con la tribù locale, decisamente più numerosa. La festa durò tre giorni e fu decisamente meno solenne di quanto immaginiamo, più simile a una rumorosa festa di caccia, con bevute, gare di tiro e gente seduta per terra o sui barili presto svuotati, e in cui peraltro nei piatti non c’era l’enorme tacchino di oggi, ma oche selvatiche, cervi e crostacei.

I due gruppi convissero pacificamente per alcuni anni, finché nel 1675-1678 la guerra cosiddetta “di re Filippo” (non dal nome di un re inglese, ma dal nome che gli inglesi davano al principale capo americano), li vide contrapposti, provocando la morte di migliaia di persone, circa il 40% della popolazione originaria, che combatteva con entrambi gli schieramenti.

L’usanza di un “giorno di ringraziamento” a Dio per una particolare benedizione come il termine di un viaggio, la vittoria di una guerra, o la fine di una siccità, era consolidata fra i primi coloni nel New England e Canada, che però non lo chiamavano così e lo celebravano piuttosto con preghiere e digiuni, così come la celebrazione per il raccolto era festeggiata dalle popolazioni americane ben prima dell’arrivo dei Pilgrim dal Vecchio Mondo.

L’unione di due culture portò per un attimo la speranza di una convivenza pacifica, ma la storia andò come sappiamo. Per arrivare a una festa del Ringraziamento nazionale, poi estesa anche agli Stati del Sud (i più restii ad adottare un’usanza del New England), bisogna aspettare il momento di massima divisione, la guerra civile, quando il presidente Abraham Lincoln lo proclamò il 26 novembre 1863, accogliendo l’appello all’unità della direttrice di una popolare rivista femminile, Sarah Josepha Hale. Con una risoluzione del Congresso nel 1941, dal 1942 il giorno fu fissato al quarto giovedì di novembre, e da allora si è più pensato all’atmosfera natalizia, allo shopping e al pranzo in famiglia, che alla condivisione delle risorse fra popolazioni in difficoltà, decimate dalle malattie e con poco cibo in tavola. Almeno fino a quest’anno.

 

Foto, dipinto di Jean Leon Gerome Ferris, il Primo Giorno del Ringraziamento,Pubblico dominio, 

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