I credenti negli Stati Uniti della divisione

Intervista a Jim Winkler (presidente del Consiglio nazionale delle Chiese Usa) che pone come priorità per l’avvio della presidenza Biden la lotta al razzismo e alle ingiustizie economiche dilaganti

Joe Biden dunque, a meno di clamorose sorprese che al momento non paiono aver motivo di essere, sarà il 46° presidente degli Stati Uniti d’America, secondo cattolico dopo John Kennedy. Sua vice sarà per la prima volta una donna, la battista Kamala Harris. Si avvia a conclusione una delle votazioni più tormentate della storia, soprattutto a causa dei “colpi di coda” del presidente uscente Donald Trump che non sembra intenzionato a garantire una transizione lineare dei poteri, rompendo in tal maniera una tradizione consolidata nel Paese. E soffiando sul fuoco di pericolose polemiche a rischio di incendiare il Paese.

Un peso rilevante nel processo elettorale lo hanno storicamente le chiese, in tutte le loro sfaccettate caratteristiche. Abbiamo imparato in questi anni a conoscere quanto alcune delle cosiddette evangelical abbiano espresso senza riserve appoggio ai candidati più conservatori, mentre posizioni assai differenti sono espresse dal variegato Consiglio nazionale delle Chiese (Ncc), che raggruppa 38 denominazioni cristiane, dalle presbiteriane alla metodista unita, da varie sigle battiste agli episcopali, agli ortodossi e altre, per un totale di circa 45 milioni di persone. Accoglienza del prossimo chiunque esso sia, solidarietà, fraternità, giustizia sociale e climatica, sono i Leitmotiv delle istanze che denominazioni raggruppate nel Ncc condividono e chiedono ai candidati di turno di onorare. Jim Winkler dal 2013 è presidente e segretario generale del Ncc. Lo abbiamo raggiunto per commentare pressoché in diretta l’esito del voto

– Prima di tutto, qual è la sua opinione generale su quanto sta accadendo dopo le votazioni? La minaccia dei ricorsi, le accuse su un voto “falsato”. Un triste finale per un momento così importante nella vita democratica di ogni nazione?

«Si stanno contando i voti, altri riconteggi verranno certamente richiesti ed effettuati e il Consiglio nazionale delle Chiese chiede che questo processo venga completato senza ombre. Chiediamo a tutti di essere pazienti mentre i voti vengono tabulati. La popolazione americana, stressata da una campagna elettorale molto urlata, deve ora mostrare maturità e calma».

– Le Chiese non possono, o meglio non potrebbero, esprimere apertamente una preferenza per uno o l’altro dei candidati (con molte eccezioni viste negli anni), e il Ncc da sempre è molto attento a non abusare del proprio ruolo, ma mai come questa volta gli appelli alla democrazia, ai valori da scegliere, mi sono parsi un chiaro segnale della preferenza e della posta in gioco. È così?

«Le Chiese che compongono il National Council of Churches sono state molto attente a seguire le regole. Non abbiamo indicato da che parte stare durante la lunga campagna elettorale. Le nostre Chiese sono state chiare sul fatto che abbiamo bisogno di un presidente che crei una strategia nazionale efficiente per superare il Coronavirus, che si prepari a combattere a fondo il razzismo, ad affrontare il cambiamento climatico e a porre fine all’ingiustizia economica che crea troppe disparità. Ci sono altre chiese che hanno reso esplicito il loro desiderio di vedere rieletto il presidente Trump e credo gli abbiano dato una grande mano in termini di voti raccolti».

– In pratica tutti gli analisti sottolineano la divisione fra due Americhe, o per meglio dire, fra due visioni di America, apparentemente inconciliabili per i valori che ne caratterizzano l’esistenza. Lei crede che sia così e quale causa primaria individua in questa frattura?

«Sì, c’è una disconnessione tra due Americhe. Ci sono molte ragioni, ma un fattore significativo è il razzismo. La verità è che gran parte della popolazione bianca degli Stati Uniti teme un futuro in cui non avrà più il controllo della nazione, come avvenuto fino a oggi. Entro i prossimi 20 anni, la popolazione bianca cesserà di essere maggioranza ma questo non è qualcosa da temere. Dobbiamo creare una società migliore in cui tutte le parti condividano la leadership e le opportunità della nostra nazione».

– Quale sarà il ruolo delle Chiese nei prossimi giorni, nelle prossime settimane?

«Le nostre Chiese devono essere la voce della ragione e della calma. Dobbiamo insistere su una transizione pacifica del potere come sempre avvenuto. Sarebbe molto triste e pericoloso continuare a estremizzare lo scontro. Le ferite sono da sanare, non serve gettare altro sale».

 

Foto: Delpixel / Shutterstock

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