«Gettate su di lui tutte le vostre preoccupazioni, perché egli ha cura di voi»

di Celi

Messaggio del decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Heiner Bludau

Era preannunciata e temuta, e ora è arrivata: la seconda ondata della pandemia di Covid 19. L’esperienza del lockdown nella primavera del 2020 è ancora profondamente radicata nella mente di molte persone e le reazioni sono altrettanto forti: ansia, depressione, rassegnazione. Ora la gente sa cosa ci aspetta. Non è facile pensare in modo positivo in questi giorni di decreti governativi, di numeri in crescita esponenziale di infezioni e di vittime, non solo in Italia ma in tutta Europa. Heiner Bludau, decano della Chiesa Evangelica Luterana in Italia, vede nella fede un modo per superare questa crisi e per trovare nuove prospettive. Segue il suo messaggio.

«Dopo che l’emergenza relativa al Covid-19 si era un po’ attenuata nel corso dell’estate, ora tutta Europa e non solo si trova in mezzo alla tanto annunciata e temuta seconda ondata della pandemia. Rispetto alla prima ondata, la situazione si è fatta più complicata. Da un lato, ci sono più risorse ed esperienza per affrontare questa nuova situazione di crisi. D’altra parte però, la resistenza ad alcune misure è cresciuta per giustificati motivi economici e sociali. La disponibilità personale del singolo ad un’assunzione diretta di responsabilità adottando comportamenti virtuosi, sta quindi giocando un ruolo sempre più importante.

Allo stesso tempo, sempre più persone sono quasi arrivate al limite. Qualsiasi restrizione della libertà di movimento e di riunione stavolta può avere conseguenze economiche fatali. Ma anche coloro che non sono colpiti a livello economico, sono minacciati socialmente dall’isolamento e psicologicamente da paure mai vissute prima. La vita diventa più tesa e conflittuale, sia a livello pubblico che nella sfera personale.

E noi cristiani, come dobbiamo comportarci? Ci sono cose sulla base della nostra fede, che possono aiutarci a superare questa crisi?

Sì ci sono, ne sono convinto. Anche perché la fede cristiana nei 2000 anni della sua esistenza ha dovuto affrontare periodi molto più lunghi di guerre, epidemie e difficoltà che non periodi ragionevolmente pacifici di relativa prosperità come quello a cui ci siamo stati abituati negli ultimi 75 anni. Soprattutto, però, non dobbiamo mai dimenticare che il messaggio fondamentale di questa fede è che Dio ha buone intenzioni con noi, nonostante tutto ciò che sembra dire il contrario. Il Figlio di Dio inchiodato alla croce, nella cui risurrezione crediamo, è il centro di questo messaggio. La solidarietà reciproca e l’aiuto reciproco – l’amore per il prossimo come per se stessi – è una conseguenza importante di questa fede. E questa conseguenza si basa sul fatto che noi crediamo nell’amore di Dio e ci sforziamo di rispondergli con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra anima e con tutte le nostre forze.

Concretamente, ciò potrebbe significare che nella situazione attuale non facciamo dipendere la nostra vita tanto dalla pianificazione personale, ma che poniamo l’accento sulla fiducia in Dio. Non dico che questo sia facile. Non è una cosa che si possa esprimere tramite delle regole. Si può realizzare solo nel dialogo con Dio, nella preghiera. E il contenuto di questo dialogo non può consistere solo nella formulazione di richieste concrete, ma presuppone la volontà di prestare attenzione alle risposte di Dio. Una domanda al centro della preghiera potrebbe essere, per esempio, in che cosa consiste una vita riuscita?

Un tale percorso può aprire nuove prospettive, e non solo sul piano personale. Le crisi di qualsiasi tipo possono essere superate solo se non costruisco sugli elementi che fanno parte della crisi, ma se cerco una base indipendente da essa. La fede in Gesù Cristo ci offre esattamente questa base anche nelle crisi più complete. In questo senso, ad esempio, si può comprendere anche la parola di Gesù: “Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutto ciò di cui avete bisogno vi sarà dato”. (Matteo 6:33)

Ovunque ci porteranno le prossime settimane e i prossimi mesi, non c’è motivo per noi cristiani di sprofondare nella disperazione o nell’angoscia. L’invito a lasciarci guidare da Dio è ancora valido: “Gettate su di lui tutte le vostre cure, perché egli si prende cura di voi”. (1 Pietro 5,7) Dobbiamo solo affidarci a lui».

 

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