«Grave rischio senza cancellazione del debito da parte della Banca mondiale e del Fondo monetario»

Chiese cristiane di tutto il mondo esortano il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale a cancellare i debiti dei paesi più poveri e in via di sviluppo

Più di 140 alti dirigenti di chiese in rappresentanza di milioni di cristiani in tutto il mondo hanno firmato una lettera in cui si esorta il Fondo monetario internazionale (Fmi) e la Banca mondiale a cancellare i debiti dei paesi in via di sviluppo che combattono la pandemia di coronavirus.

Di analoga iniziativa, coordinata dalle chiese protestanti britanniche, avevamo dato notizia qui.

La lettera - firmata da cardinali, arcivescovi e capi di congregazioni religiose di diverse confessioni cristiane - è stata inviata prima degli incontri annuali della Banca Mondiale e del Fmi della scorsa settimana. Riunioni da cui è emersa effettivamente la volontà di tentare di bloccare, rimodulare e dove possibile anche annullare il debito dei paesi. Volontà che ora si scontrerà con tutte le tensioni e rivendicazioni delle nazioni più potenti.

Nella lettera, i leader della Chiesa incoraggiano le istituzioni a mostrare «una leadership coraggiosa» e sostengono che la cancellazione del debito «è il modo più immediato per liberare i finanziamenti necessari per evitare che milioni di nostri fratelli e sorelle vengano spinti inutilmente nella povertà dalla pandemia».

 I firmatari della lettera includono:

• Prof. Isabel Apawo Phiri (Vice Segretaria Generale, Consiglio Ecumenico delle Chiese);

• Mons. Josiah Idowu-Fearon (Segretario Generale della Comunione Anglicana);

• Rev. Fidon Mwombeki (Segretario Generale della Conferenza delle Chiese di tutta l'Africa);

• Cardinale Fridolin Ambongo Besungu (Arcivescovo di Kinshasa);

• Cardinale Patrick D’Rozario (Arcivescovo emerito di Dhaka);

• suor Alessandra Smerilli (Coordinatrice della Taskforce Economia della Commissione Vaticana per Covid-19);

• Cardinale Berhaneyesus D. Souraphiel (Arcivescovo di Addis Abeba).

I leader religiosi scrivono che ognuno di loro ha «testimoniato l'impatto che la pandemia di coronavirus ha avuto sui membri più vulnerabili delle nostre comunità con malattie, morte, fame e perdita di mezzi di sussistenza».

«Senza la cancellazione dei debiti, rimane un grave rischio che i paesi in via di sviluppo non avranno i soldi così disperatamente e urgentemente necessari per fermare la diffusione del virus, per curare le persone che soffrono del virus e per mitigare e riprendersi dalle condizioni economiche e sociali distruzione minacciata dal virus», insiste la lettera.

Le alte figure cristiane citano un appello di Papa Francesco alla cancellazione dei debiti «in riconoscimento dei gravi impatti delle crisi mediche, sociali ed economiche» affrontate dai Paesi vulnerabili a causa del coronavirus.

La lettera dei leader cristiani è stata coordinata da Ong globali, tra cui Cafod (charity cattolica), Christian Aid e Cidse.

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