Ettore Giovanni May, londinese per caso

Dal 19 settembre all’8 dicembre Pinerolo proporrà l’intensa e brevissima parabola di May con i suoi dipinti e i suoi disegni a Palazzo Vittone

Dopo lo spostamento dello scorso marzo, dovuto al lockdown per contrastare la pandemia, finalmente aprirà a Pinerolo (To) l’attesa mostra dell’artista «londinese per caso», Ettore Giovanni May. 

I dipinti e i disegni di May saranno disponibili al pubblico dal 19 di settembre sino all’8 dicembre, presso la Collezione Civica d’Arte - Palazzo Vittone (Piazza Vittorio veneto, 8) di Pinerolo (To) ma solo il sabato dalle 15,30 alle 18 e la domenica dalle 10,30 alle 12 e dalle 15,30 alle 18.

Giovanni Ettopre May, nasce a Londra per caso: è il 24 agosto 1903. «Per caso - ricorda Mario Marchiando Pacchiola - perché May è  figlio di emigranti pinerolesi in cerca di fortuna, il padre cameriere d’albergo (Giuseppe) e la madre (Rosa Olimpia Gerbaudi) figlia di genitori albergatori in Pinerolo.

In Inghilterra vive i suoi primi dieci anni, poi a Pinerolo frequenta la Scuola Tecnica  fino al 1918; già nell’estate è a Torino presso la famiglia di un professore per dipingere giocattoli, ma l’epidemia della “spagnola” lo fa tornare a Pinerolo.

L’anno dopo a Torino si presenta a vari pittori tra cui Rava che loda alcuni suoi schizzi. Anche se deve vivere in una soffitta impregnata di esalazioni di smalti e di vernici (per mantenersi lavora ancora in una fabbrica di giocattoli), riesce a frequentare i corsi all’Accademia Albertina di Belle Arti, a conoscere il mondo della pittura, ad esporre nella primavera del 1921 alla 80ma Promotrice. 

Nell’edizione seguente viene ancora invitato, e nel ’23 espone alla Mostra degli “Amici dell’Arte”.

In quest’arco di tempo - prosegue Marchiando Pacchiola -, con mano frenetica, carpisce volti di donne e di uomini in schizzi e disegni che esegue, specie di sera inoltrata, nei caffè (Fiorio, Romano, Ligure, Vittoria, Al eri...): tipiche  gure con barbe e baf , con bombetta, commendatori corposi, donzelle con cappello a larga tesa, uomini seduti al tavolino intenti alla lettura del giornale...

Al mondo un po’ frivolo, alterna a caso studi grafici a carattere mitologico, illustrazioni acquarellate tratte dalle sue letture, nudi femminili e maschili con esecuzione chiaroscurale a sanguigna. 

Esce all’aria aperta, contempla il Po di notte e le luci dei lampioni, si inoltra nei boschi tra le betulle, ritrae anche le strade medievali pinerolesi, ad olio, sul cavalletto della pittura “en plein air”. 

Ma il pastello del vecchio operaio, quest’uomo assopito, catalogato come “Il riposo” (1923) è certamente il capolavoro del nostro ragazzo e l’opera sua più conosciuta. 

Questo “vecchio” nella sua rilassatezza, nell’abbandono delle forze per un ristoro rigeneratore, è di notevole ed eloquente interiorità: vibra la trattazione cromatica, con qualche cenno divisionista, soprattutto nelle “mani stanche, nervose, martoriate” (E. Zanzi, 1932).

Gli autoritratti del 1923 guardano di sbieco, tra l’arroganza, la sfrontatezza, la cupezza di un “male di vivere” che lo porta via appena ventenne dopo una “intensa, brevissima parabola” (I.A. Chiusano).

È l’11 ottobre del 1923», conclude Mario Marchiando Pacchiola.

La mostra è promossa da: Città di Pinerolo, Sistema musei di Pinerolo (Mupi), Collezione Civica d’Arte di Palazzo Vittone e Amarte 1999. 

 

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