L'eredità dello schiavismo

Usa: sui ripetuti episodi di violenza da parte della polizia e l’uccisione di diversi afroamericani grava un retaggio che risale all’epoca del colonialismo e che tende a vedere in chi è nero di pelle un pericolo pubblico. Un ruolo importante per le chiese

Non si arrestano negli Stati Uniti le proteste per la brutalità della polizia nei confronti degli afroamericani. Che cosa sta succedendo? Lo abbiamo chiesto al pastore David Goatley, professore di Teologia e di Studi sulla chiesa nera presso la Duke University di Durham, Carolina del Nord.

«Per secoli gli afroamericani sono stati sottoposti agli abusi da parte degli agenti di polizia. Esiste un collegamento tra l’odierna polizia negli Stati Uniti e “le pattuglie di schiavi” create nel XVIII secolo dai bianchi che cercarono di proteggere la loro ricchezza assicurandosi che le loro proprietà – cioè gli schiavi – non fuggissero oppure fossero catturati qualora fuggivano. Le pattuglie di schiavi furono ufficialmente eliminate con l’abolizione della schiavitù, ma le pattuglie non ufficiali continuarono a esistere, e sono state autorizzate e incoraggiate a usare la violenza per intimidire gli afroamericani. Ciò faceva parte di una strategia terroristica per controllare l’esercizio della libertà tra gli afroamericani.

Anche se oggi c’è bisogno di forze dell’ordine, in alcuni agenti di polizia persistono ancora semi del temperamento razzista che risalgono alle pattuglie di schiavi. Sebbene non ci siano prove che suggeriscano che un’ideologia razzista intenzionale o esplicita sia la norma nella maggior parte della polizia, probabilmente l’ideologia razzista che passa attraverso i media e la cultura sociale permane nel subconscio di molti agenti di polizia bianchi che non hanno relazioni personali con i neri».

– Rispetto ai bianchi, gli afroamericani sono 2,5 volte più a rischio di essere uccisi dalla polizia. Che cosa significa questo dato?

«Un recente articolo della rivista Fortune dal titolo “Perché la violenza della polizia contro i neri persiste e cosa si può fare al riguardo”, afferma: “È stato documentato che quando le persone vedono dei volti neri, i loro sistemi visivi elaborano le cose in modo diverso. Più velocemente vedono (o pensano di vedere) le armi e più sono propensi a pensare al crimine. Allo stesso modo, quando gli scienziati espongono, a scopo sperimentale, a dei soggetti l’idea che è stato compiuto un crimine o della violenza e, in seguito, mostrano loro immagini di gruppi di persone, gli sguardi di quei soggetti si spostano automaticamente sulle immagini in cui ci sono volti neri. L’essere nero, dicono i ricercatori, funziona come un dispositivo di sintonizzazione visiva”. È chiaro che i neri non sono intrinsecamente più pericolosi dei bianchi e che ovunque la povertà sia dilagante, il presunto comportamento illegale si verifica in egual misura, indipendentemente dall’etnia. Il pervasivo razzismo implicito nel mondo occidentale in generale, e negli Stati Uniti in particolare, rende i neri più vulnerabili all’uso della violenza da parte delle forze dell’ordine che non hanno un’adeguata esposizione ai neri nel normale corso della vita. Di conseguenza, le supposizioni razziste che essi sviluppano esplicitamente o implicitamente fanno sì che gli agenti di polizia siano più inclini a presumere che i neri sono una minaccia rispetto ai bianchi, anche se questo non è vero».

– Dopo 50 anni dalle lotte del movimento per i diritti civili di M. L. King, il pregiudizio verso il nero continua. Perché?

«L’ideologia razzista è iniziata molto prima del movimento per i diritti civili. L’espansionismo europeo nel cosiddetto Nuovo Mondo, che divenne noto come le Americhe, era basato sul rapimento degli Africani per schiavizzarli e rubare la loro forza lavoro per sviluppare l’economia agricola che arricchì l’Europa e consentì agli Stati Uniti di diventare quella potenza economica globale che sono diventata. Credo che il capitalismo predatorio, che caratterizza le economie e le società occidentali, e il razzismo siano legati insieme. Il razzismo è uno strumento di sfruttamento economico con la sottrazione di ricchezza a molti e la concentrazione della ricchezza nelle mani di pochissimi che hanno accumulato un potere economico capace di manipolare governi e forze armate per proteggere i propri privilegi e possedimenti. Poiché l’amore per il denaro è la radice del male, il pregiudizio razziale continuerà a essere un’erba ostinata che dobbiamo continuamente cercare di estirpare».

– Come si combatte l’ideologia della supremazia bianca che è ancora viva? 

«Occorre continuare a nominare chiaramente le espressioni dirette e indirette della supremazia bianca. Dobbiamo anche chiarire continuamente i benefici impliciti ed espliciti che godono i bianchi e le lesioni inflitte ai neri. Le proteste della primavera del 2020, tuttavia, hanno dimostrato che ci sono molti bianchi che hanno deciso che la loro silenziosa disapprovazione del razzismo contro i neri non è più accettabile. Molti stanno dimostrando, attraverso proteste, dichiarazioni pubbliche e varie azioni nella vita professionale e privata, che intendono essere partner attivi nell’opposizione al razzismo».

– Quale deve essere il compito delle chiese? A quale vocazione sono chiamati i figli di Dio?

«La Scrittura offre alle chiese risorse eccellenti per opporci all’oppressione razziale e promuovere l’equità per tutti. I testi dell’Antico Testamento ci insegnano a prenderci cura della vedova, dell’orfano e dello straniero. Oggi, questo si traduce in persone vulnerabili, violate e immigrati, con o senza documenti. La Scrittura ci chiama anche a praticare la giustizia, amare la misericordia e camminare umilmente con Dio. Il Nuovo Testamento ci insegna ad amare Dio con tutto il nostro cuore, mente, anima e forza e ad amare il nostro prossimo come noi stessi. Ai nostri giorni, il prossimo include coloro che sono stati sfruttati, manipolati, oppressi e hanno subito il furto del lavoro e del benessere. Queste sono in gran parte afroamericani. Le chiese dovrebbero praticare – con parole e fatti, in comunità e individualmente – comportamenti che le portino a vedere che tutte le persone hanno valore. Nessun gruppo di persone è superiore o inferiore. Dobbiamo essere consapevoli delle ingiustizie e agire in modo che tutte le persone possano avere l’opportunità di crescere e prosperare».

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