Viaggio alla scoperta dell’Italia protestante

La testimonianza di un pastore al seguito della troupe televisiva di “Protestantesimo”: la prima parte del servizio andrà in onda domenica 23

3500 chilometri, 20 giorni in camper per attraversare l’Italia, quella dei protestanti. Ma per attraversarla tutta ci sarebbe voluto un anno. E non sarebbe bastato. Che cosa significa per te o per voi – è la domanda che abbiamo sempre posto – essere protestanti in questo luogo? D’incontro in incontro, storia e attualità, ricordi e prospettive si accavallavano di continuo. 

Il nostro è stato anche un viaggio spirituale ritmato da letture, preghiere, note storiche, riflessioni varie. Discussioni, che tra protestanti non ci facciamo mai mancare. Abbiamo, in parte, attraversato una storia straordinaria che inizia il giorno dopo l’emancipazione dei valdesi e degli ebrei (1848) nell’Italia che si stava formando. 

Avevamo nel camper una valigia di libri: la Bibbia, il Lezionario quotidiano «Un giorno una parola» e tra gli altri titoli che ci hanno accompagnato ne cito solo tre: il III volume della Storia dei valdesi di Valdo Vinay del 1980, che ripercorre la storia del movimento evangelico italiano; l’intramontabile e coinvolgente Risorgimento e protestanti di Giorgio Spini (2008); il recente Granelli di senapeuna fotografia delle chiese metodiste e valdesi in Italia a cura di Paolo Naso, Alessia Passarelli e Claudio Paravati (2019). 

L’equipaggio era composto dal sottoscritto, dal regista e autore Paolo Emilio Landi, il cameraman storico di Protestantesimo Domenico Benportato e suo fratello Evelino, tecnico del suono, Nadia Angelucci dell’Agenzia Nev. Nella seconda parte del viaggio salirà a bordo la giovane «fgeina» Stefania Scuderi di Perugia. Tutto si è svolto tra il 7 e 25 luglio.

L’idea di Landi è stata di cogliere, nei vari luoghi, l’essenziale su tematiche diverse legate al nostro modo di essere nella società. Interviste a sorpresa, nessuna preparazione preventiva. Volevamo capire che aria tirasse nell’era del Covid, in alcune nostre realtà, al di là delle presentazioni ufficiali. Si trattava di realizzare un servizio leggero ma non superficiale, che parlasse al pubblico di Protestantesimo su Rai2, largamente non protestante: la prima puntata andrà in onda domenica 23 agosto, in replica domenica 30. La seconda parte andrà in onda domenica 6 settembre e in replica domenica 13; tutte le puntate si possono rivedere qui.

Siamo partiti da Roma Porta Pia ricordando l’impegno di molti evangelici nelle battaglie risorgimentali. E nello spendersi a evangelizzare il nostro Paese. La prima tappa è al quartier generale dell’Esercito della salvezza in via degli Apuli. Questo «esercito di pace» che opera in Italia dal 1887 svolge un lavoro di assistenza alla povertà, senza discriminazioni. La visita si snoda nei vari edifici in parte adibiti all’accoglienza nei vari percorsi di integrazione e sostegno. Un lavoro molto strutturato che si svolge, anche grazie a volontari, lungo varie direttrici: strade, carceri, case di riposo, ospedali, là dove si tocca con mano la marginalità sociale. Come dire: poche chiacchiere sulla povertà, rimboccarsi le maniche e, motivati dalla fede in Cristo, agire concretamente. 

Scendendo lungo lo Stivale ci siamo fermati a Napoli, quartiere «Ponticelli», all’ospedale evangelico Villa Betania che due anni fa ha compiuto 50 anni di vita. Una folla è in attesa davanti all’ingresso, man mano vengono chiamate le persone, tutto si svolge in tranquillità. Incontriamo la presidente dell’Ospedale, la luterana Cordelia Vitiello, che ci accompagna dove possibile e con tutte le precauzioni in visita dentro la struttura. L’ospedale è una Fondazione che ha visto come promotori una decina di chiese evangeliche. È sul tavolo un progetto di ampliamento. Luciano Cirica, medico e direttore generale dell’Ospedale, ci offre il bilancio sociale, minuziosa rendicontazione (175 pagine) che incrementa la trasparenza e qualità della comunicazione. «La sfida che ogni giorno raccogliamo come ospedale è quella di tentare di rispondere alla chiamata che Cristo ci rivolge. Il complesso è nato come opera di testimonianza cristiana che vuole anteporre il rispetto della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri o altrui, al centro – precisa Cordelia – c’è quindi la cura dell’interesse pubblico che ci è affidato». 

Più tardi, sempre nel quartiere problematico di Ponticelli, ci spostiamo a «Casa mia», Centro sociale «E. Nitti», opera metodista. Malgrado il caldo africano, un vivace gruppo di adolescenti gioca a pallone nell’ampio cortile. Il complesso, dotato di ampi spazi verdi, è molto ben tenuto. Qui si svolgono attività per i più giovani (doposcuola, campi estivi..) anche in collaborazione con il Tribunale dei minori di Napoli, che affida al Centro ragazzi in difficoltà per approdare a un’alternativa di vita. «Compito tutt’altro che scontato, la nostra – precisa Salvatore Cortini, responsabile della struttura – è una sfida continua». 

In serata salpiamo dal porto di Napoli per Palermo. Al mattino presto sul ponte di coperta della nave rievochiamo la spedizione dei mille capitanata da Garibaldi, che sognava una Sicilia in piena sommossa. Tra quei mille c’erano anche alcuni evangelici, come Alessandro Gavazzi, irruente predicatore, fondatore della chiesa Libera. Approdiamo a Palermo il giorno dopo l’intitolazione di una via al pastore valdese Pietro Valdo Panascia (1927-2007) che seppe costruire, in tanti anni d’intenso pastorato, una dialogo permanente tra la chiesa e la città. Nel 1963 a seguito della strage di Cosa nostra a Ciaculli, Panascia fece affiggere in città un manifesto di denuncia della mafia e dei suoi crimini. Fu un atto coraggioso e profetico in cui la Palermo democratica e onesta si riconobbe. In giornata incontriamo alcuni operatrici e operatori dell’Istituto La Noce, assistiamo alla distribuzione di viveri a famiglie in necessità. Lunga conversazione sulle tante attività che svolge l’Istituto con la direttrice Anna Ponente. Respiriamo un clima di grande operatività malgrado i problemi di questi mesi. 

Il giorno dopo siamo a Riesi, cittadina che ha visto sorgere, nel lontano 1871, una comunità valdese. Proprio qui, cento anni dopo, la comunità d’agape animata dal pastore Tullio Vinay realizzerà il villaggio del Servizio cristiano. Qui estetica ed etica si fondono in modo singolare. Settimane, quelle di luglio, in cui molte attività scolastiche e ambulatoriali sono ferme. Siamo accolti da un gruppo di siciliani e siciliane a partire dal direttore Gianluca Fiusco. Nella giornata riesina piantiamo dieci giovani ulivi, anche per compensare il nostro consumo di carburante. 

Ripartiamo per Scicli, partecipiamo al culto domenicale nella chiesa metodista, piena (per quanto consentito), con la predicazione del pastore Francesco Sciotto, impossibile addormentarsi. Alla vicina «Casa delle culture» abitata stabilmente da una trentina di persone (famiglie e singoli) chiacchieriamo con le operatrici e gli operatori sul lavoro tra i migranti. Capitiamo nel giorno in cui si apre il campo giovanissimi in accordo con il Comune. C’è allegria. Giovanna Scifo ci illustra la situazione complessa in termini di nuove progettualità. Tra le tante cose in cantiere mi colpisce la storia della piccola S., africana nata alla «Casa delle culture», ora in affidamento congiunto a Franzo e Teresella. 

Lasciamo la Sicilia e percorriamo la Calabria. Sulla strada per Matera ci fermiamo a Guardia Piemontese. Il museo dedicato al mondo valdese, violentemente sradicato nel 1561, è completamente rinnovato e arricchito con un laboratorio di cucito e tessitura. L’entusiasmo con cui siamo accolti dai volontari è straordinario. Con loro percorriamo i vicoli dell’antico borgo, insieme a Gabriella che indossa il costume tradizionale «ultramontano», parlando scopriamo che i valdesi, oggi, non sono completamente scomparsi, al momento otto persone del luogo stanno facendo catechismo in vista del loro ingresso in chiesa. Qui a Guardia l’occitano, a scuola, è la prima lingua, l’italiano è la seconda. 

Dalla Calabria alla Basilicata. A Matera, capitale europea della cultura 2019, ci dedichiamo all’incontro con la comunità battista e il suo attivo pastore Luca Reina. La comunità è numerosa, il coro della chiesa canta per noi. L’edificio è grande e luminoso, circondato da un bel giardino. Il pastore e altri membri di chiesa ci raccontano del loro impegno di testimonianza nella città. Tutto si svolge in modo vivace e propositivo. (segue)

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