Le due Coree in conflitto da settant’anni

Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) ha promosso ieri un incontro online per pregare e per chiedere una vera pace per la Penisola 

«Come membri del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) e dei consigli nazionali delle chiese riunitisi online ieri, 22 giugno, ci impegniamo a camminare accanto alle sorelle e ai fratelli della penisola coreana, stando loro vicini nella ricerca di pace e giustizia».

Questo, in sintesi, il messaggio ecumenico lanciato ieri in occasione di un incontro online promosso dal Cec nel quale si è pregato, sperato, e voluto dare un segnale di vicinanza alla popolazione coreana in occasione del settantesimo anniversario dell’inizio della guerra. Sino a pochi giorni fa si era arrivati a un passo da una pace possibile, e oggi un sogno nuovamente vanificato.

Il segretario generale ad interim del Cec, Ioan Sauca, ha proposto una riflessione sul conflitto «che ha distrutto milioni di vite».

«È proprio in un momento come questo, che come cristiani siamo chiamati a compiere audaci passi per promuovere la pace – ha affermato Sauca –. Per questo ci siamo riuniti oggi online e da diversi paesi del mondo per dire che dopo settant’anni è giunto il tempo di porre fine alla guerra; una guerra che è sempre stata sullo sfondo delle relazioni inter-coreane».

Hong-Jung Lee, il segretario generale del Consiglio Nazionale delle Chiese della Corea, ha espresso la sua gratitudine per l’iniziativa del Cec, e a coloro che «cercano una nuova realtà di pace nel contesto del 70° anniversario della Guerra di Corea. Purtroppo, l’accordo di armistizio coreano non ha mai portato a una vera pace; a una pace definitiva. Le persone nel Nord e nel Sud sono diventate antagoniste, estranee: atteggiamenti che hanno acuito i conflitti, creato distorsioni nelle coscienze e nelle percezioni culturali. La divisione della penisola coreana è stata il compromesso più spericolato messo in atto tra gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica. Un accordo che si è basato su un’opportunità tattica a breve termine, piuttosto che su una visione strategica a lungo termine».

Una divisione che oggi «è un peccato strutturale contro Dio. Noi, il popolo di Dio – ha proseguito –, non possiamo compromettere la nostra fede in Gesù Cristo, dunque siamo chiamati a condannare ogni guerra, ogni tentativo di guerra, e in particolar modo la guerra nucleare che distrugge il volto di Dio diffusosi in tutti i volti delle persone e della Terra», ha concluso.

Con una preghiera la vice segretaria generale del Cec Isabel Apawo Phiri, ha espresso la sua solidarietà ecumenica al mondo intero: «Ci siamo riuniti come famiglia di Dio perché la preghiera unisce i figli di Dio in questo momento incerto – ha detto –. Il Dio della riconciliazione è vicino a noi. Il 2020 segna l’anniversario dell’inizio della guerra di Corea, ricordiamoci che sono passati settant’anni. Chiediamo a tutti di pregare e di confortare coloro che desiderano ardentemente incontrare le loro famiglie dopo quella tragica separazione. Chiediamo a Dio di rendere tutti noi pellegrini uniti in cammino comune sulla via del Regno di Dio e di rafforzaci per affrontare la nostra missione di giustizia e di pace nel mondo, che attraverso Gesù Cristo, il nostro Signore, ci ha indicato la strada».

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