Nonostante la paura

Dal Servizio Cristiano di Riesi, la testimonianza di una maestra e del direttore sulle sfide e le opportunità poste dall’emergenza Coronavirus

Irene: riscoprire la bellezza delle piccole cose e del tempo condiviso

Nonostante la notizia fosse già nell’aria da un po’ di tempo, quando è arrivata l’ufficialità della chiusura delle scuole in tutta Italia per contenere il più possibile i rischi di contagio da Covid-19, la sensazione di smarrimento ci ha comunque pervasi. 

Bisognava subito riorganizzare il lavoro e le presenze nella struttura: come fare per tutelarci tutti e tutte senza far perdere troppa didattica ai bambini e alle bambine della scuola primaria?

Per fortuna la tecnologia ci è di aiuto e dal web arrivava già qualche idea e suggerimento; nel nord Italia, infatti, le scuole erano già chiuse da una settimana e mezza e gli insegnanti si stavano organizzando come meglio potevano. 

Al Servizio Cristiano ci siamo allora uniti a quest’onda di video lezioni, spiegazioni e compiti da svolgere per via telematica. Come insegnanti, io e Sharon Sessa siamo state incaricate dal direttore Gianluca Fiusco di girare dei video sulle lezioni che i bambini avrebbero dovuto affrontare se fossero venuti normalmente a scuola. Inizialmente eravamo titubanti e imbarazzate all’idea di apparire in video, ma ci siamo trovate in una dimensione nuova ed è bello affrontarla insieme. Mentre giriamo le lezioni immaginiamo i volti dei bambini, come se fossero proprio davanti a noi, anche nominandoli per coinvolgerli di più, nonostante la distanza, e questo ci aiuta a far abbassare il livello di imbarazzo. Sicuramente la mole di lavoro non è diminuita perché, oltre ai video da girare e montare (e qui per fortuna abbiamo il supporto totale e fondamentale del direttore), le insegnanti della scuola primaria devono pensare anche ai compiti da preparare e inviare alle famiglie. Si è anche cercato un modo per cui non si debba stampare niente, ma i compiti vengono svolti totalmente online e reinviati alle insegnanti per le correzioni. 

Appena il tempo di organizzarsi in questo modo e nel giro di poche ore è arrivata la comunicazione del proseguimento della chiusura fino al 3 aprile: il pensiero è andato subito a tutta la fascia di età della prima infanzia, presente nelle nostre scuole. Se per la scuola primaria ci si stava già muovendo per mantenere una didattica e un rapporto con gli alunni e le loro famiglie, come fare per i più piccoli e le più piccole?

Sono appassionata di letteratura per l’infanzia, soprattutto per la categoria degli albi illustrati che già normalmente leggo ai bambini e alle bambine (anzi spesso sono loro a chiederlo): ho quindi pensato che sarebbe stato bello mantenere un filo che ci lega a distanza partendo proprio dalla lettura di quei libri che loro amano di più e realizzare dei video. Siamo stati piacevolmente colpiti dall’entusiasmo che questa iniziativa ha portato tra la gente, in primis tra le famiglie delle nostre Scuole (alcuni genitori hanno potuto infatti ascoltare le storie che i loro piccoli cercavano di raccontare a casa, magari ricordando solo alcuni suoni o parole) e poi da tutte le persone che tramite i social hanno riscoperto il piacere di ascoltare una storia ad alta voce, adulti e bambini. 

In questo tempo di attesa, nel quale siamo costretti a fermarci per il benessere di tutta la popolazione, è bello riscoprire una quotidianità diversa che ci permette di trovare la bellezza delle piccole cose, della lentezza e del tempo condiviso e di qualità. Anche a distanza.

Gianluca: affrontare il problema senza farsi travolgere dal problema

Per quanto assurdo potrà sembrare, fin dal principio di questa situazione a tratti surreale, ho ritenuto che, in mezzo alle molte preoccupazioni che possono travolgerci, esistono anche diverse opportunità di impegno.

La fiducia nel Signore, tanto più in un’opera diaconale, non può rimanere uno slogan sulle pareti ma, proprio nelle emergenze pratiche, deve trovare un riscontro reale. Non si tratta di essere temerari, o, peggio, di sottovalutare il problema. 

Si tratta di affrontare il problema senza farsi travolgere dal problema. Così se per un tempo dovremo rimanere chiusi in casa facciamo che questa permanenza non si traduca in isolamento dalla vita e dall’impegno cui siamo chiamati.

La responsabilità di dirigere del Servizio Cristiano mi ha portato non poche volte a dover assumere decisioni non facili, talvolta impopolari, altre volte poco comode nel quotidiano “quieto vivere”.

La condizione quotidiana cui stiamo assistendo ci ha proiettati, ha cioè proiettato almeno tre generazioni di persone che non avevano avuto direttamente a che fare con la guerra, dentro un clima di emergenza nazionale che la ricorda. O, almeno, ricorda quelle guerre, quelle calamità, quelle situazioni di emergenza spesso così dettagliatamente descritte nei romanzi o nelle serie o film distopici.

Guardare oltre il Covid-19 ci ha permesso di non rimanere pietrificati dinanzi alla pandemia. E, oltre il virus, ci sono le persone vive, reali. I bambini delle nostre scuole ma, in genere tutti i bambini e le bambine oggi costretti a casa e senza accompagnamento scolastico. Ci sono gli utenti dei servizi diagnostici e riabilitativi.

Abbiamo, insieme, insegnanti e direttore, provato a utilizzare la tecnologia come strumento per sviluppare nuove forme di didattica. Per ricollegarci con le “isole” che ogni famiglia è diventata.

E, decisione non facile, alla fine abbiamo ritenuto che questo sforzo dovesse raggiungere quante più persone possibili. 

Così non abbiamo voluto usare piattaforme chiuse, limitate e ristrette, ma servizi aperti. La nostra pagina Youtube è quindi diventata lo spazio dove le lezioni della Scuola, le favole per bambini, tra le indicazioni per le terapie domestiche, sono a disposizione di tutti e tutte.

Un modo molto concreto, anche se virtuale, per aiutare a crescere e imparare, ma anche per ricordarci qual è il senso della testimonianza e dell’impegno che ci sono affidati.

Con un messaggio implicito estremamente importante: non ci fermiamo. L’agape di Dio non si ferma e, nel rispetto delle misure di prevenzione e contenimento disposte dal Governo, siamo comunque in azione perché il fermo in corso non ci precipiti nel vuoto, nell’assenza, indietro.

La pandemia come opportunità di cambiamento della nostra vita, delle nostre consolidate abitudini ma anche opportunità per lasciare andare ciò che non va più, le forme antiche e non più efficaci di insegnamento, le paure che ci immobilizzano e, prima di ogni virus, contagiano e ci isolano definitivamente.

E, inoltre, stiamo lavorando per fornire un supporto psicologico a chiunque è rimasto a casa e provare ad arginare gli effetti di una paura collettiva che c’è e che, se non affrontata con lo stesso piglio con cui si sono limitati gli spostamenti, produrrà, nei mesi a venire, un aumento di depressioni, burn-out, ecc…

Insomma dovremmo ricordarci, proprio oggi, del Gesù che, dopo la crocifissione, tutti consideravano morto ma che, riapparso, salutava con “Pace a voi".

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