Affido, una risorsa non un business

Polemiche in Piemonte per una proposta che punta ad azzerare gli allontanamenti dei minori dalle famiglie

C’era da aspettarselo prima o poi. L’onda lunga della questione Bibbiano comincia a produrre effetti destabilizzanti nel delicato sistema degli affidi di minori. Le relative campagne mediatiche e politiche hanno contribuito a creare un clima ostile attorno all’istituto dell’affidamento e come troppo spesso accade nel nostro paese hanno anticipato gli esiti delle inchieste disposte dalla Procura di Reggio Emilia.

Tocca al Piemonte farsi per primo paladino dell’”Affidamento zero”, questo il nome del Disegno di legge voluto dalla giunta a trazione leghista guidata da Alberto Cirio. Già dal titolo non vi è spazio per dubbi: stop pressoché totale all’affidamento di minori: il 60% dei fondi destinati attualmente al sostegno di famiglie affidatarie e comunità di accoglienza verrebbero dirottati per interventi economici a sostegno della famiglia biologica del minore. «Questo provvedimento -sono le parole dell’assessora alle politiche della famiglia Chiara Caucino al momento della presentazione del Ddl - ha come finalità esclusiva la tutela dell’interesse del minore a crescere nell’ambito della propria famiglia, rimuovendo ogni ostacolo di natura economica, sociale e psicologica». Nella famiglia naturale, si intende. Con un aiuto economico, questo il pensiero, quasi tutti i casi di allontanamento dalle famiglie di origine sarebbero così superati.

In realtà, sottolineano varie associazioni, enti (fra questi la Diaconia valdese), docenti universitari, che si sono riuniti sotto il cappello del Comitato “Zero allontanamento zero” con l’appoggio importante degli ordini degli avvocati, degli psicologi, degli assistenti sociali, «i dati del Rapporto nazionale su “Bambini e adolescenti in accoglienza in Italia” (Istituto degli Innocenti, 2019, p. 15) evidenziano con maggior precisione come complessivamente la maggioranza dei casi (circa l’80%) di allontanamento sia riconducibile principalmente a gravi carenze nelle capacità genitoriali e a problematiche legate alle dipendenze, a patologie psichiatriche, a maltrattamento fisico o psicologico, trascuranza grave, o abusi sessuali». 

Casi in cui difficilmente un contributo in denaro potrebbe mutare il corso delle cose.

Al 31 dicembre 2017 in Piemonte i minori allontanati dalla famiglia di origine erano 2528: 1131 in comunità (fra questi 343 stranieri non accompagnati), in affido gli altri 1397, la metà a parenti, l’altra metà a famiglie terze. «Ma i minori seguiti con altre modalità (assistenza economica, socio assistenziale, educativa territoriale) sono oltre 60mila, per cui il numero di affidi è basso, ed è l’estrema misura cui si giunge dopo un iter non breve, quando sono state sondate e scartate tutte le altre opzioni». A parlare è Anna Maria Colella che ha speso tutta la carriera con incarichi nazionali e internazionali nell’ambito della tutela dell’infanzia e che giudica la proposta di legge «un pericolo che smantella un sistema regionale che ha dimostrato nell’arco di oltre 30 anni di funzionare bene. Andrebbero incrementati i servizi esistenti, qualificare sempre più il personale, oggi sottodimensionato, invece di pensare a fare tabula rasa di decenni di esperienze».

A breve dovrebbe iniziare il dibattito in aula. «Auspichiamo uno stop alla legge- prosegue Colella- l’apertura di un tavolo di lavoro che coinvolga tutti i soggetti istituzionali che possono portare un contributo ai ragionamenti. Manifesteremo per ribadire che vogliamo sostenere le famiglie e i ragazzi in difficoltà, e dare visibilità alla solidarietà, soprattutto quella espressa da tante famiglie che in questi anni hanno accolto bambini aiutandoli a crescere per poi riavvicinarli in moltissimi casi alla famiglia di origine». L’appuntamento è a Torino, piazza Carignano, sabato 15 febbraio alle 15.30.

Giuseppe Tedesco, presidente dell'associazione famiglie comunità cioè con numero di affidi fino a 4 minori, con la moglie forma una famiglia affidataria da moltissimi anni, «22 affidi nella nostra vita, la prima ragazzina oggi è già nonna», soffre nel sentire come tutto il mondo dell’aiuto ai minori «si ridurrebbe ad una questione economica, a un business, mentre così non è». I rimborsi sono di circa 14 euro al giorno nei casi più comuni, con i quali si paga tutto, comprese tate, insegnanti di sostegno e qualsiasi necessità. «Accogliere un minore in difficoltà è un atto d’amore, non di egoismo. Tant’è che molte volte le relazioni con le famiglie biologiche sono regolari, e la mobilitazione contro questa norma ha avuto l’unico pregio di compattare moltissimo quelli che un tempo erano bambini affidati e che oggi sono donne e uomini che ricordano con gratitudine quel periodo; molti sono tornati dai loro genitori, li hanno aiutati». Pillon prima (stoppato dall’attuale maggioranza parlamentare) e “zero affidi” ora: prosegue la trama per ristabilire “l’ordine naturale delle cose”, quella della famiglia, una, indissolubile. Costi quel che costi.

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