Ambiente. Preoccupazione delle chiese per le scelte Usa

Il Consiglio ecumenico delle chiese è vicino ai giovani che si sono visti respingere una causa (a difesa dell’ambiente) intentata contro il governo di Washington

Una Corte d’appello federale statunitense ha respinto una causa intentata da 21 giovani attivisti climatici nei confronti del governo degli Usa. Il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), rammaricato per la notizia, ha anch’esso espresso forte preoccupazione per l’incapacità evidente del governo a stelle e strisce di voler intervenire in materia di cambiamenti climatici, con effetti e impatti ormai ampiamente riscontrabili ,e di non ergersi a difesa di questo mondo.

I querelanti nella causa intentata avevano ricordato quanto fosse necessaria un’azione immediata. «D’ora in poi - affermavano - sarà sempre più difficile alla luce dei recenti eventi negare che il cambiamento climatico sia in atto con effetti devastanti e che il governo statunitense non si sia reso responsabile di tale cambiamento; e che sostenere che funzionari eletti non abbiano responsabilità morale per non aver voluto cercare delle soluzioni a questa emergenza».

Il tribunale, dunque, respingendo la causa intentata dai giovani, ha di fatto sostenuto che non vi fosse per il Governo e per i funzionari «Alcuna possibilità d’intervento», di fatto sdoganando una sorta di abdicazione governativa al tema climatico.

Invece, afferma il direttore del Cec per gli Affari internazionali, Peter Prove, «gli Stati Uniti sono tra i paesi che maggiormente hanno contribuito al riscaldamento globale e anche per il periodo più lungo. Il respingimento di questa causa - che voleva essere anche un appello simbolico e morale rivolto a tutti - promosso dai giovani attivisti e che erediteranno questo mondo, è deludente e ci sconforta profondamente - ha proseguito Prove -. É una sconfitta per tutti noi, per coloro che da sempre denunciano la totale inattività governo di fonte a questa emergenza globale e che denunciano le sue responsabilità». 

Tuttavia, Prove ha osservato anche che «il “riconoscimento” da parte della corte dell’abdicazione di responsabilità da parte del governo esecutivo», serve a «rafforzare la battaglia per il clima  affinché si facciano pressioni rivolte a tutti i governi mondiali, e nel caso specifico a quello degli Stati Uniti, affinché si possa agire in futuro nell’interesse delle generazioni, attuali e future di cittadini, e non, come sta avvenendo oggi, nell’interesse delle élite aziendali e finanziarie».

La causa era stata intentata contro il governo degli Stati Uniti nel 2015 con l’accusa di aver permesso e autorizzato il proliferare di un sistema di combustibili fossili che di fatto compromette il diritto al futuro dei giovani.

«Sollecitiamo i leader statunitensi - e i leader di tutto il mondo - a prendere sul serio l’allarme lanciato dai giovani; a rendersi conto di ciò che stiamo rischiando con le nostre politiche legate solo al profitto, non ascoltandoli e contrastandone le iniziative, di arrecare solo ulteriori danni alla terra, sacra dimora dell’umanità, e ai nostri figli», ha concluso Prove.

I giovani attivisti, tutti di età compresa tra i 12 e i 23 anni, avevano anche chiesto al tribunale distrettuale americano dell’Oregon di intimare al governo di elaborare un piano di risanamento del clima che mirasse a standard almeno scientificamente accettabili. Kelsey Juliana, ventitreenne, ha dichiarato di essere profondamente «delusa dalla scelta dei giudici - ha detto -, anche loro scopriranno presto gli effetti causati dalle loro scelte. Anche oggi il diritto costituzionale è stato violato».

 

 

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