Calano i cacciatori

I dati fotografano una realtà che si assottiglia sempre di più

La stagione della caccia in Piemonteè ormai avviata da oltre un mese; puntualmente il sito del Comprensorio alpino Torino 1, l’ente che si occupa della gestione della caccia nelle valli pinerolesi, è aggiornato sulle prede all’ultimo week end: 177 cinghiali, 42 caprioli (ovvero circa il 25% del cacciabile in base alla selezione), 69 camosci (il 34% del cacciabile), 11 cervi su 103 cacciabili.

Certo a ogni stagione leggiamo dei danni che la fauna selvatica arreca ai coltivi; cinghiali e caprioli in particolare sono causa di pesanti interferenze con campi e prati: i terreni non recintati possono facilmente essere predati dagli ungulati.

E intanto, stando alle segnalazioni di molti osservatori, sta prendendo sempre più piede anche in val Pellice, il cervo, vero re delle alte foreste.

Sui versanti più alti, d’estate e più in basso nelle stagioni fredde, il lupo pare aggirarsi nelle valli: i pastori lamentano gli attacchi alle greggi durante il periodo d’alpeggio, altri li vedono alle porte di villaggi e borgate di fondo valle.

Il lupo è però anche importante predatore di una fauna selvatica che prima del suo arrivo era segnalata in costante crescita nelle valli e nelle pianure vicine.

L’unico altro “predatore” è il cacciatore, specie a sua volta in forte calo dalle nostre parti.

Lasciamo per una volta da parte la discussione se la caccia sia o meno uno sport e se sia o meno lecito sparare agli animali.

Il Comprensorio alpino è una fucina di dati circa il rapporto fauna-territorio; e ci ha anche aiutati a fare il punto, sul piano generazionale, sul mondo dei cacciatori.

Erano, sempre per restare alle nostre valli, circa un migliaio una ventina di anni fa; oggi, stagione 2019-2010, le persone che frequentano la zona con una doppietta sono molti di meno, esattamente 666.

Detto che di questi “solo” 13 sono donne, 581 risultano residenti in Piemonte; 85 cacciatori provengono da fuori regione.

Ma è la divisione per classi di età a dare un’immagine di un’attività in prospettiva a rischio estinzione: ben 452 cacciatori hanno più di 50 anni ovvero più dei due terzi di quelli operativi, 296 (oltre 1/3) hanno più di 60 anni. Addirittura 35 sono over 80.

Per contro la fascia degli under 40 annovera solo 130 persone. Anche i cacciatori sono a rischio estinzione?

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