L’amore fraterno

Un giorno una parola – commento a Salmo 133, 1.3

Ecco quant’è buono e quant’è piacevole che i fratelli vivano insieme! Là infatti il Signore ha ordinato che sia la benedizione, la vita in eterno
Salmo 133, 1.3

Quanto all’amore fraterno, siate pieni di affetto gli uni per gli altri. Quanto all’onore, fate a gara nel rendervelo reciprocamente
Romani 12, 10

Nell’amore fraterno s’esprime a pieno la vita del credente. Non hanno dubbi le Scritture bibliche. È nell’amore fraterno il segno tangibile di una fede che ha convertito i cuori, che non è rimasta un enunciato astratto o ristretto a una dimensione personale, ma ha preso forma nella vita comunitaria. Il vivere insieme non è tanto l’abitare nella stessa casa o frequentare la stessa chiesa, ma condividere la stessa fede: vivere nel con il Signore. Il salmista ci dice che questo tipo di esistenza è buona e piacevole. Dunque nulla che richiami alla privazione, alla rinuncia, al pauperismo. La comunità di fede è una comunità gioiosa, dove “si sta bene” poiché i credenti non sono “tristi come gli altri che non hanno speranza” (I Tessalonicesi 4, 13b). Nell’Antico Testamento ci sono le radici di un’idea di fratellanza come compito principale di riequilibrio di una socialità degenerata. La riconciliazione dell’umanità con Dio passa attraverso la ricomposizione dei legami tra esseri umani. La fratellanza (e la sorellanza) non sono scontati, anzi, sono una grande fatica. Eppure il Signore si offre in Cristo per farci mangiare alla sua mensa. Se la Cena del Signore è prefigurazione del “vivere insieme” della nuova umanità, la benedizione è essa stessa grazia di questo stare in pace con se stessi e con gli altri. Nelle parole del salmista il piacere di questa condizione s’esprime fisicamente: è “come olio profumato” sparso sul capo e sulla barba d’Aaronne, è “come la rugiada” dell’Ermon. Parole che risvegliano i sensi e danno la chiara, netta sensazione che tutta la persona viva con intensità, di spirito e di carne, l’esperienza religiosa, intesa come esperienza di una presenza che ha rinnovato i rapporti umani. È il ritratto di un’ideale più che di una realtà? Potrebbe. Ma la forza degli ideali muove la storia. 

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