Ebola, vinta una battaglia ma non la guerra

Nella Repubblica Democratica del Congo sperimentata una nuova cura, ma le chiese metodiste insistono sull’osservanza delle norme igieniche

Una piccola vittoria contro l’Ebola è stata annunciata lo scorso 13 agosto con la notizia della guarigione di due malati a Goma, parte orientale della Repubblica Democratica del Congo, considerata la porta del paese con quasi 2 milioni di abitanti e il passaggio di circa 15.000 persone ogni giorno dal confine con il Ruanda.

Questo piccolo successo, comunicato dalNational Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) degli Usa, è il frutto di uno studio clinico condotto su circa 500 pazienti dallo scorso novembre, testando quattro farmaci di cui due (REGN-EB3 e mAb114) si sono rivelati capaci di neutralizzare il virus.

Ma le preoccupazioni delle chiese locali non vengono meno, soprattutto con il sopravvenire di nuovi casi, come confermato il 21 agosto dalla United Methodist Church (Umc) rispetto alla provincia del Kivu sud, dove si trovano tre distretti della Umc, terza provincia del Paese a essere toccata dall’epidemia dal suo scoppio poco più di un anno fa. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, dall’inizio ufficiale dell’epidemia (1° agosto 2018) i casi accertati sono più di 2700 e i decessi più di 1900; il mese scorso l’Oms ha avvertito che si tratta di un’emergenza sanitaria pubblica di livello internazionale.

Le autorità civili e religiose locali hanno espresso preoccupazione ma anche l’impegno a contrastare l’epidemia: il vescovo metodista Gabriel Yemba Undaha lanciato un appello alla responsabilità, chiedendo agli abitanti dell’est del Congo di «non lasciarsi prendere dal panico», aggiungendo che le autorità stanno lavorando attentamente per porre fine all’epidemia. Ha poi ricordato la campagna di sensibilizzazione condotta dalla chiesa anche attraverso messaggi di testo inviati attraverso il sistema UMConnect, fornito dalla United Methodist Communications, che dall’inizio del contagio ha permesso di inviare centinaia di messaggi che hanno raggiunto milioni di persone. In uno di questi, il vescovo ha richiamato i fedeli all’osservanza delle norme igieniche. «Voglio un kit per l’igiene delle mani davanti a ogni locale di culto» ha scritto il vescovo. «I membri di chiesa devono lavarsi le mani ed evitare il contatto e le strette di mano durante questo periodo. Assicuratevi di rispettare tutte le raccomandazioni igieniche per combattere Ebola».

A questo si è aggiunto il supporto fornito dall’unità per la salute globale del United Methodist Board of Global Ministries, con l’invio a Goma di personale sanitario specializzato dagli Stati Uniti, per condurre azioni di sensibilizzazione e formazione degli operatori locali.

Il timore per la diffusione del contagio, espresso dal vescovo metodista Unda, ha portato tra l’altro il Ruanda a chiudere temporaneamente i confini, con le difficoltà derivanti per i lavoratori che quotidianamente devono attraversarli.

La notizia del nuovo trattamento sperimentale contro il virus, per quanto portatrice di speranza, non deve quindi fare abbassare il livello di guardia, hanno avvertito le autorità religiose e civili.

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