La speranza che nasce dalla disperazione

Si è concluso, a Grenoble, il Sinodo della Chiesa protestante unita di Francia, partner storico della Chiesa valdese

Arriva con pochi minuti di ritardo, un poco accaldato, in jeans e con le maniche della camicia ben arrotolate. Depone il caschetto da ciclista nel cestino della bici e si affretta a guadagnare il tavolo degli oratori. Lo stile del tutto informale non deve trarre in inganno, l’intervento previsto è del tutto pertinente (come d’altronde anche quelli del prefetto e del presidente dell’area metropolitana “Grenoble-Alpes”, loro sì, assai attenti anche all’abbigliamento ufficiale).

Gli interventi sono infatti infarciti di accenni storici alla presenza dei protestanti in Francia e al precedente Sinodo nazionale dei protestanti francesi avvenuto a Grenoble nel 1948. In quegli anni, che seguirono la tragedia del secondo conflitto mondiale, a Grenoble era pastore Charles Westphal, il “Valdo Vinay” di Oltralpe, uno dei maggiori promotori del pensiero di Karl Barth in terra francese. Westphal - bisogna ricordarlo a pochi giorni dal D-Day in Normandia - istruì e preparò a Grenoble le nuove generazioni dei quadri “laici” protestanti che combatterono il nazismo e la vergogna del governo di Vichy. La domenica 14 giugno 1940 Westphal condannò dal pulpito del suo tempio la barbarie nazista come blasfema. Immediatamente denunciato, non osarono arrestarlo subito, così Westphal si prodigò nel salvare e nell’incitare i membri della sua parrocchia a salvare famiglie ebree. Con la sua famiglia nascose e fece fuggire in Svizzera un numero incredibile di ebrei e a Yad Vashem gli fu conferito, anche se postumo (quindi consegnato alla moglie Denise Leenhardt) il titolo di “Giusto fra le nazioni”.

Torniamo al Sinodo della Chiesa Protestante Unita di Francia che ha avuto luogo a Grenoble dal 30 maggio al 2 giugno scorso. Il “sindaco verde” arriva in bicicletta, poiché si sposta in città solo con quel mezzo. Eric Piolle, eletto sindaco nella sorpresa generale della città transalpina, insiste su due punti: l’accoglienza nei confronti dei migranti e l’ecologia. Vuole fare di Grenoble una delle capitali “verdi” dell’Europa. La città, oggi, dopo lo sviluppo straordinario seguito ai Giochi olimpici del 1968 (quelli legati al nome di Jean-Claude Killy che vinse tre medaglie d’oro) è il secondo centro di ricerca scientifica in Francia, ha sessanta mila studenti o ricercatori su una popolazione di 150 mila cittadini che diventano mezzo milione con i comuni dell’agglomerazione. La disoccupazione è fra le più basse di Francia sebbene i problemi delle periferie siano quelli comuni alle altre grandi città.

Il tema del Sinodo di quest’anno, secondo la presentazione del suo moderatore eletto dall’assemblea, il pastore Christian Galtier, direttore del centro John Bost di La Force (il più grande centro “diaconale” per l’accoglienza di persone disabili di Francia), non ha alcun “sexy appeal”, ma è fondamentale per dare una nuova, definita “costituzione” alla nuova Chiesa (Eglise Protestante Unie de France), nata dalla piena comunione fra le chiesa riformata e quella luterana di Francia nel 2012. Le regole di vita comune andavano ridefinite con precisione, anche per quanto riguarda la sua composizione e i suoi diversi ministeri. Ed è stato fatto. Il tema centrale, come in tutti i sinodi nazionali, vive un lungo periodo di preparazione e di travaglio che dura poco meno di tre anni. Viene suggerito al Consiglio nazionale dalle chiese locali o dai sinodi regionali (sono nove le regioni in cui viene suddiviso il territorio nazionale) che nomina una ristretta commissione di lavoro la quale invia alle chiese locali una prima documentazione che viene discussa nei sinodi regionali. I sinodi regionali, nell’autunno precedente, raccolgono i pareri delle chiese locali e producono degli atti e un supplemento di informazione che vengono inviati al Conseil in vista del Sinodo nazionale che avviene sempre in occasione del ponte dell’Ascensione (che nella Francia laica e secolarizzata è giorno festivo!). Nel Sinodo nazionale si tirano le somme e si prendono le decisioni relative. Dunque una procedura lineare dove, a parte un tempo congruo per parlare della vita delle chiese e delle relative finanze, ci si concentra su un solo tema, senza deliri di onnipotenza, in tre sole giornate di lavoro, con una certa rilassatezza e con una serata dedicata sempre alla détente e alla festa. Pochi sono gli ospiti stranieri delle chiese sorelle cui viene però data la parola e con i quali avviene una simpatica interlocuzione.

I membri con voce deliberativa del Sinodo, per una chiesa che si avvicina al mezzo milione di “appartenenti”,erano quest’anno 105. Circa 200 persone con i partecipanti a diverso titolo. La presidente del Consiglio nazionale, Emmanuelle Seyboldt, ha aperto i lavori con una sorta di “discorso sullo stato dell’Unione” sempre molto atteso. Partendo dalla parola del profeta Isaia “Sentinella, a che punto è la notte?”, ha riconosciuto con severità i problemi che affliggono il suo Paese e le chiese unite nella nuova Comunione che viene oggi riconosciuta senza nostalgie denominazionali. I quattro temi toccati nel suo discorso sono stati quelli dell’ecologia, quello dell’immigrazione, quello dell’identità “cristiana” della Francia e di questa Europa senza anima e quello della giustizia sociale. La solitudine delle masse - anche se questa espressione sembra un ossimoro - creata dalla società del consumo, ha prodotto danni immensi. Ognuno pensa a sé e, in questo clima di paura e di precarietà diffusa che respiriamo ogni giorno, ognuno è impegnato, in modo illusorio, a salvare se stesso. Nella più assoluta indifferenza nei confronti dell’altro e dell’altra. Anche il fenomeno dei “gilets jaunes” parla di un’indifferenza collettiva, incattivita, un insieme di solitudini cui dobbiamo tentare di dare una risposta, nell’ascolto, con rispetto. Ricordando che la vita nasce dalla luce, nell’oscurità e nelle zone d’ombra. E consapevoli, come credenti, che la speranza nasce proprio dalla disperazione. Il mattino viene, sostiene con tono gentile quanto fermo la presidente: la speranza riposa sulla promessa del Signore. Pensando all’incontro della donna samaritana con Gesù in Giovanni 4, dobbiamo chiederci: abbiamo ancora sete? Alla samaritana l’incontro con Gesù fa dimenticare il secchio con l’acqua presso il famoso pozzo. E a noi, l’incontro con Gesù, fa abbandonare le cose vecchie per aprirci a quelle inedite cui siamo chiamati dal Cristo?

Fra gli atti presentati al Sinodo dai deputati ve ne sono due in particolare: uno relativo al commercio delle armi denunciato dall’ACAT (Azione dei cristiani per l’abolizione della tortura) che ha bloccato recentemente la vendita di armi francesi all’Arabia Saudita, dove si impegna anche la Federazione delle Chiese Protestanti di Francia, e uno in cui si chiede di dedicare il Sinodo del 2023 (!) al tema dei ministeri per una nuova definizione della missione della chiesa che occuperà i prossimi sinodi, dopo quello del 2020 che sarà invece tutto dedicato alla questione ecologica.

I problemi che la nostra chiesa sorella sta attraversando sono, in larga parte, analoghi ai nostri, a parte le dimensioni della chiesa stessa. Anche se il potere dei protestanti non è più quello del passato anche recente – basti pensare a nomi come quelli di Lionel Jospin, Gaston Defferre, Michel Rocard, Pierre Joxe, Catherine Trautmann e al più grande filosofo protestante del ‘900 Paul Ricoeur – i protestanti francesi sono ascoltati e godono di grande autorevolezza. Per poco meno di mezzo milione di persone che si riconoscono nelle due chiese storiche della Riforma adesso unite, sono previsti 420 posti pastorali, ma i pastori e le pastore in servizio sono solo 350, con circa settanta posti vacanti. Alcune regioni, come quella di Parigi, sono sostanzialmente del tutto coperte (72 pastori in servizio); altre, soprattutto nel Nord e nelle zone rurali del Sud-Ouest sono in difficoltà da anni. Paradossalmente, le chiese più vive sono quelle delle periferie dei grandi agglomerati urbani, dove molti foyer vengono a stabilirsi, ma i maggiori contribuenti sono i vecchi protestanti che abitano le grandi città o la Provenza vicino al mare. La famiglia Hermès, grande firma mondiale della moda, sostiene ad esempio le maggiori istituzioni diaconali protestanti, peraltro del tutto separate dalle chiese.

La Francia è uno dei Paesi più secolarizzati, come ha ricordato anche il Vescovo di Grenoble, ma la sfida è accolta con determinazione e anche con un poco di gioia. Le chiese possono essere in crisi, ma la parola redentrice dell’Evangelo è attesa da molti, è ascoltata e va portata fuori dalle chiese. La chiesa esiste per chi non ne fa parte: i protestanti francesi ne sono consapevoli.

Tratto da chiesavaldese.org

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