Una targa per i Testimoni di Geova vittima del nazismo

Scoperta la placca venerdì scorso alla Risiera di San Sabba (Ts), per dire «Mai più»

Venerdì 10 maggio alla Risiera di San Sabba (Trieste) si è svolta la cerimonia di scopertura di una targa commemorativa in onore delle migliaia di testimoni di Geova che furono vittime della persecuzione nazifascista.

«Benché terribile, la persecuzione dei Testimoni di Geova sotto il nazifascismo fu una magnifica dimostrazione di fede, coraggio e lealtà a nobili ideali cristiani che riteniamo meriti di essere ricordata». «I Testimoni di Geova», spiega Massimo Introvigne, «non erano perseguitati – a differenza degli ebrei – per motivi razziali, ma esclusivamente perché le loro idee [di pace e neutralità politica, ndr] erano considerate socialmente inaccettabili: dunque, sarebbe stato sufficiente rinunciare alla loro fede o affermarsi “convertiti” al nazismo per sfuggire ai campi» (I Testimoni di Geova. Chi sono, come cambiano, Cantagalli, 2015, pagg. 69-71). Decine di migliaia di Testimoni di vari paesi d’Europa furono mandati nei campi di concentramento, e oltre 1.500 persero la vita. 

La celebrazione ha incluso, oltre agli interventi delle autorità locali e del direttore dell’Ufficio Stampa dei Testimoni di Geova, l’intervista a una testimone dell’Olocausto. E’ stata inoltre annunciata l’apertura di una mostra sui “Triangoli viola” (dal simbolo cucito sulle divise dei Testimoni di Geova nei campi) che si terrà nella “Sala delle Commemorazioni” della Risiera nel mese di giugno.

La targa riporta la scritta "In memoria delle migliaia di testimoni di Geova che furono vittime della persecuzione nazifascista (1933-1944)". «Violenza, odio, razzismo, pregiudizio - ha detto il portavoce dei Testimoni di Geova, Sergio Tomasoni - non possono che nuocere alla convivenza civile. Con la posa di questa targa ci adoperiamo per dare un contributo educativo, per cercare di aiutare tutti a non tornare al passato, a non dimenticare quello che non deve essere dimenticato e a unire le forze perché tristissime vicende come quelle legate all'Olocausto non abbiano più a ripetersi.

 

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