Brexit vicina: i cristiani pregano per la nazione

Dopo la Chiesa d’Inghilterra, altre chiese cristiane esortano i propri fedeli a pregare e a riflettere per il futuro della nazione

A poco più di una settimana dall’uscita ufficiale della Gran Bretagna dall’Unione Europea, i cristiani di tutta la nazione stanno pregando per i leader del paese e il suo futuro.

Dopo la Chiesa d’Inghilterra che ha invitato le sue chiese ad organizzare «incontri informali in stile caffetteria» nel fine settimana del 29-30 marzo, i presidenti di Churches Together in Inghilterra (CTE) e i suoi partner Churches Together in Gran Bretagna e Irlanda hanno invitato i cristiani a pregare in particolare da mercoledì 28 marzo a domenica 31 marzo.

Le chiese sono esortate a tenere i loro edifici aperti per fornire uno spazio dove i membri della comunità possono venire a pregare o a riflettere in tranquillità.

In particolare, le chiese sono state invitate ad organizzare i loro incontri di preghiera in concomitanza con un incontro di preghiera a cui i presidenti di Churches Together in Inghilterra e altri leaders della chiesa parteciperanno dalle 10.30 di sabato 30 marzo nel centro di Londra.

L’Unione Battista della Gran Bretagna (BUGB) ha chiesto ai suoi membri di scrivere lettere ai parlamentari per assicurare loro le loro preghiere mentre lavorano in questi giorni alle difficili trattative in vista di un prolungamento del periodo di uscita dall’UE da parte del governo britannico.

La BUGB ha affermato che, indipendentemente dal risultato, le sue chiese «continueranno a offrire spazi che promuovono la comunità e il dialogo e dove tutti sono i benvenuti».

«Come cristiani, non dobbiamo essere necessariamente d’accordo con coloro che ci rappresentano per pregare e prenderci cura di loro (1 Tim 2: 1-2). Riteniamo che ciò sia particolarmente importante in quanto il tono del dibattito nel nostro attuale clima politico è diventato al vetriolo», ha dichiarato l’Unione battista inglese.

«Sappiamo che i parlamentari stanno ricevendo un alto numero di messaggi di odio, che possono avere solo un effetto negativo su di loro e sul loro personale in un ambiente già stressante. Apprezziamo i nostri processi democratici e abbiamo funzionari che abbiamo eletto e a cui possiamo chiedere di rendere conto. C’è, crediamo, però un modo per farlo senza aggressività o intimidazione».

Nonostante la scadenza della Brexit sia vicina, il Parlamento e la nazione restano ancora divisi sull’uscita della Gran Bretagna dall’UE.

È diventata virale una petizione che chiede la revoca dell'articolo 50 del Trattato di Lisbona che ha già raccolto oltre mezzo milione di firme nelle ultime ore - ben oltre la soglia di 100.000 firme utili per avviare un dibattito in Parlamento.

L’ideatrice della petizione, Margaret Anne Newsome Georgiadou, scrive: «Il governo afferma ripetutamente che l’uscita dall'UE è “la volontà del popolo”. Dobbiamo porre fine a questa affermazione dimostrando la forza del sostegno pubblico per rimanere nell’UE: un voto popolare potrebbe non avvenire, quindi vota ora».

 

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