Una fame da studente

Il problema dell’insicurezza alimentare tocca quasi un terzo degli universitari americani, soprattutto quelli fuori sede e internazionali: la Chiesa episcopale cerca di aiutarli con cibo gratuito (e sano)

Gli studenti hanno fame, si sa. Fame di nuove esperienze, di avventure, ma anche… di cibo. Per gli studenti dei college americani, però, questa fame è quasi letterale, secondo i volontari della Chiesa episcopale che in tutti gli Stati Uniti stanno riscontrando una difficoltà a conciliare le spese per «lezioni e libri con il cibo». Un problema crescente e in costante mutamento, che in alcuni casi riguarda più di un terzo degli studenti e negli ultimi anni ha fatto sorgere diverse iniziative, in collaborazione con le università e i banchi alimentari, alcune già consolidate e altre in fase di definizione. 

Occorre capire come aiutare al meglio questi ragazzi, che spesso nascondono il problema della «insicurezza alimentare» anche per l’opinione assai diffusa secondo cui coprirebbero tutte le spese di sostentamento con le borse di studio, in mancanza delle quali molte famiglie non potrebbero coprire i costi dell’istruzione superiore, cresciuti del 34% negli ultimi dieci anni nel settore pubblico, del 26% in quello privato. Alcuni scontano situazioni di crisi economica in famiglia, altri semplicemente devono ancora imparare a gestire il loro budgete cadono vittima di spese sbagliate. Più a rischio gli studenti fuori sede, e ancora di più i numerosi studenti che arrivano dall’estero, peraltro con ulteriori problemi riguardo al reperimento di cibo in linea con la loro alimentazione consueta. Esistono i sussidi federali come il Programma di assistenza nutrizionale supplementare (Snap) del Food and Nutrition Service, ma molti non lo conoscono e non ne usufruiscono.

Sono quindi nate le «dispense degli studenti» (student food pantry), gestite dalla Chiesa episcopale (supportata da altre organizzazioni universitarie e religiose, da produttori locali, che forniscono donazioni di cibo e denaro per sostenere l’attività), che in giorni e orari stabiliti aprono le porte di magazzini improvvisati, anche per guidare i giovani nella gestione del proprio piano alimentare, oltre che per offrire gratuitamente ogni sorta di alimento, puntando ovviamente sulla genuinità: frutta e verdura fresca, surgelata o in scatola, pane, riso, pasta, cereali, latticini. Considerando la percentuale, soprattutto in alcune università, di studenti hindu o musulmani che frequentano questi locali, gli organizzatori si sono impegnati a introdurre alimenti e spezie in linea con la loro cultura.

I volontari, studenti o membri della chiesa, sono felici di offrire questo servizio ma spesso si pongono la domanda: devono limitarsi a tamponare l’emergenza temporanea, risolvendo il problema più immediato, o puntare su un’azione più a lungo termine, favorendo una presa di coscienza dei più giovani che serva loro nella loro vita di adulti? Le due cose non si escludono a vicenda ma per molti non è facile occuparsi di questo servizio.

 

 

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