Le religioni e l’Hiv

A Ginevra istituzioni e chiese si confrontano sul tema dell’Aids in relazione ai rifugiati e ai migranti

Da ieri Ginevra (Svizzera) l’UnAids e il Consiglio ecumenico delle chiese (Cec), insieme alla Commissione internazionale cattolica per le migrazioni, discutono di migranti, di rifugiati e di Hiv. L’obiettivo del workshop è quello di predisporre una roadmapper rafforzare l’impegno delle organizzazioni religiose (in collaborazione con altri enti) per migliorare il lavoro di contrasto al contagio e per trovare nuove strategie per fornire al meglio i servizi dedicati ai migranti e ai rifugiati in fuga dalle loro terre.

Il segretario generale del Cec Olav Fykse Tveitaprendo il seminario ha sottolineando quanto «i migranti siano spesso percepiti come portatori di malattie. La verità – ha chiosato – è che spesso queste persone sono vittime della negligenza e dell’indifferenza, in balia di condizioni igieniche spesso assenti in occasione dei viaggi della speranza intrapresi per raggiungere i paesi ospitanti».

Il vicedirettore esecutivo di UnAids, Tim Martineauha ricordato l’alto numero di persone in movimento oggi nel mondo. «L’alto numero di profughi – ha detto – non può essere un motivo, una scusa per negare alle persone i basilari servizi sanitari, è invece importante poter garantire loro il benessere personale e l’opportunità di poter trovare nuova prosperità nei paesi di accolgono».

Wangari Tharao, il rappresentante della delegazione delle Ong del Consiglio di coordinamento del programma UnAids, ha osservato: «Spesso tendiamo a pensare che l’Hiv sia una questione che tocca “gli altri” e che dunque “alberga” altrove, non è così. Oggi l’Hiv vede altissimi casi di contagio anche nelle società occidentali», ha poi ricordato il ruolo delle comunità di fede «sappiamo che la religione gioca un ruolo importante anche tra le popolazioni in movimento; il proprio credo influenza le decisioni quotidiane anche in tema di salute», ha proseguito Tharao.

La persone si fidano delle chiese – ha detto Michael P. Grillo, direttore del programma di prevenzione Hiv/Aids – è dunque importante costruire sulla base delle forze che abbiamo già in campo, come le chiese. Test, prevenzione e il trattamento dell’Hiv – ha proseguito Grillo – possono far condurre una vita piena e sana a molte persone».

Con un certo orgoglio ha affermato Tveit «le organizzazioni religiose stanno svolgendo un ruolo fondamentale per rispondere all’emergenza Hiv e lo fanno sin dall’inizio dell’epidemia di Aids comparsa più di 35 anni fa. Gesù ha iniziato la sua vita come uno sfollato cercando rifugio in terra straniera. Ma sappiamo anche che Gesù era un guaritore e che ha avuto compassione per tutti. In questo nostro tempo, come allora, abbiamo bisogno di segni tangibili di inclusione, di relazioni vere, reciproche e responsabili. Siamo chiamati a unire le forze per accogliere lo straniero», ha concluso Tveit.

Per approfonfdimenti:

WCC-EAA HIV Campaign

WCC work on Migration and social justice

Free high resolution photos for download

Interesse geografico: