Sandro Ruotolo va avanti

È stata revocata la decisione di privare della scorta il noto giornalista, protagonista di tante inchieste su Camorra e malaffare 

La notizia di una possibile sospensione del servizio di scorta al giornalista d’inchiesta Sandro Ruotolo era emersa quattro giorni fa, provocando immediate proteste da parte del sindacato dei giornalisti la Federazione nazionale della stampa Italiana, di esponenti politici e di tanti cittadini, soprattutto giovani, ragazze e ragazzi che con i mezzi a loro disposizione (soprattutto i social network) avevano immediatamente lanciato nella rete numerosi messaggi per chiedere il ripristino della tutela personale del giornalista antimafia. La notizia era trapelata dall’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando dopo la decisione del Comitato nazionale per l’ordine e la sicurezza (Organo ausiliario di consulenza del ministero dell’Interno).

Ruotolo, dunque, dopo lo spauracchio, è notizia di ieri, continuerà ad avere la sua scorta. E tra i primi a diramare la lieta notizia è stato un collega siciliano, anche lui sotto scorta per le minacce della mafia, Paolo Borrometi. Lo ha fatto in occasione di una cerimonia. Borrometi, modicano, presidente dell’Associazione Articolo 21, direttore del sito LaSpia.it e giornalista di Tv2000 (che sarà a Torino il 9 febbraio alle 18 presso la libreria Binaria book di Libera per presentare il suo libro Un morto ogni tanto), ieri era a Palermo per ricevere dal sindaco Leoluca Orlando la cittadinanza onoraria: «Ruotolo con le sue inchieste – ha ricordato Borrometi a margine dell'evento – denuncia la criminalità organizzata ed è sotto tutela dello Stato dal 2015, da quando il boss della Camorra Michele Zagaria lo aveva minacciato di morte. Togliere la scorta a Rutolo era un rischio serio che non si poteva assolutamente correre: il rischio concreto era quello di fargli perdere la vita. “La mafia non dimentica, non ha scadenze", disse una volta Buscetta». 

L’impegno di Ruotolo nel giornalismo d’inchiesta dopo tanti anni in Rai e poi a Mediaset seguendo il collega Michele Santoro, e poi di nuovo in Rai è proseguito nel tempo sul sito Fanpage.it, dove tutt'ora collabora, una redazione di giovani ricca di entusiasmo, forse una delle esperienze online più combattive e efficaci nel panorama giornalistico d'inchiesta italiano. Ruotolo, da sempre impegnato a fianco dei giovani, lo scorso ottobre era a Torino come tutor dei giovani finalisti dell’ultima edizione del «Premio Morrione», del quale Riforma è media partner.

Appena giunta la confortante notizia, Rutolo ha scritto su twitter: «È arrivata la comunicazione formale. Adesso aspettate la mia prossima puntata su fanpage.it sulla strategia della tensione. Ho intervistato la figlia del capo della mobile di Napoli Antonio Ammaturo, ucciso dalle Br (il 15 luglio del 1982 a Napoli, ndr) per conto della camorra. Non vi dico altro, solo grazie».

La decisione di lasciare la scorta a Sandro Ruotolo è stata ovviamente accolta con grande soddisfazione da tutti coloro che hanno a cuore la legalità e la gustizia; fa invece pensare la facilità con la quale sia stato possibile poter prendere una decisione delicata come quella di mantenere o meno una tutela, una scorta, insomma decidere della vita di una persona e in un certo senso della nostra democrazia, cambiando idea nel giro di soli quattro giorni. 

Certamente l’ondata di solidarietà nei confronti di Ruotolo è stata una spinta propulsiva importante. La notorietà del giornalista e l’affetto di tante persone hanno probabilmente colpito chi doveva prendere la decisione. Tuttavia, auspichiamo che la grande solidarietà dimostrata non sia stata un metro di valutazione e di giudizio. Se così fosse, dovremmo preoccuparci per come funzionano le nostre istituzioni. 

Ci auguriamo altresì che la «scorta mediatica» messa in atto per Ruotolo, insieme alla grande dimostrazione d’affetto della società civile, e le possibili pressioni politiche messe in atto per far riconsegnare la scorta al collega, possa essere altrettanto persuasiva nell’eventualità che si dovesse verificare un caso simile nei confronti di altri colleghi meno noti, ma impegnati nel contrasto alle mafie e all’illegalità. Lo affermiamo perché crediamo nella trasparenza dell’informazione. E perché siamo certi che Sandro Ruotolo sarebbe il primo sostenitore del nostro auspicio.

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