Non siamo soli e sole

Un giorno una parola – commento a Matteo 7, 7

Quando voi siete con il Signore; se lo cercate, egli si farà trovare da voi
II Cronache 15, 2

Bussate e vi sarà aperto
Matteo 7, 7

Mi piacerebbe abbondonarmi alla tentazione di prendere questo versetto alla lettera: sarei felice di potermi affidare ciecamente all’efficacia automatica della preghiera; se gli esseri umani, che sono malvagi, sanno dare cose buone alla propria prole – figurarsi Dio, il nostro Padre celeste! È un pensiero estremamente consolante; tuttavia, ammetto che immedesimarmi in un bambino che fa i capricci, strilla e pesta i piedi finché non ha ottenuto ciò che vuole, mi mette abbastanza in imbarazzo…

Svariati passi della stessa Scrittura, suffragati dall’esperienza personale, mi consigliano però la cautela; nonostante lo zelo, la buona fede e il fatto di avanzare richieste legittime, non sempre la preghiera è esaudita: il Signore Gesù si è sbagliato allora? Pregare non serve? Calma!

Davanti alle varie situazioni delle nostre vite, ritengo che avere la lucidità di comprendere come la soluzione dei nostri problemi non sta in noi stessi, costituisce già un primo passo fondamentale; e avere l’umiltà di alzare lo sguardo a Dio, nella consapevolezza che gli può abbassarsi verso di noi, è il secondo passo fondamentale; «A te alzo gli occhi,
 a te che siedi nei cieli!» (Sal. 123, 1), esclamava l’antico salmista, che in queste cose la sapeva lunga.

Così come in un viaggio, a volte, ciò che conta davvero è il viaggio in sé anziché la meta, allo stesso modo: non potrebbe darsi che già questo tipo di preghiera, questo dialogo che indica un rapporto corretto con l’Eterno, sia l’aspetto decisivo – perfino rispetto all’esaudimento? Non potrebbe darsi che chi ha questafiducia possa anche accettare (non sempre pacificamente, certo!) il silenzio del Signore?

Indubbiamente, il Padre nostro sa le cose di cui abbiamo bisogno, prima che gliele chiediamo (Mt. 6, 8); ma, proprio perché è un buon genitore, sa bene come in certi casi sia meglio non accontentare i figli; essi, va da sé, non ne sono mai lieti ed esultanti, ma non per questo smettono di confidare in lui; bussare, sapendo che dall’altra parte c’è sempre qualcuno con l’orecchio teso, che veglia su di noi, a volte può sembrare poco, invece è tutto: non siamo soli. Mai.

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