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A Modena tre giorni per uscire dai luoghi comuni e rimettere al centro l’integrazione con la terza edizione del Festival della migrazione 

La terza edizione del Festival della migrazione di Modena mette al centro l’inclusione e l’integrazione. Per tre giorni, da venerdì 9 a domenica 11 novembre, sotto la «Ghirlandina» (Campanile del Duomo di Modena), si susseguiranno incontri, seminari, spettacoli, mostre, film, libri e, tra le novità dell’edizione 2018, il «pranzo dei popoli».

Romano Prodi, Francesco Montenegro, Carlotta Sami, Massimo Mezzetti, Ilvo Diamanti, Matteo Zuppi, Claudia Lodesani, Antonio Decaro, Julio Velasco, Paolo Ruffini, Marco Damilano, Annalisa Camilli, Elisabetta Soglio, Daniela Di Capua, Matteo Marani, Gabriella Covri, Nazzarena Zorzella, sono alcuni dei protagonisti della tre giorni che intende far incontrare e riflettere culture e persone.

Il Festival, promosso dalla Fondazione Migrantes della Conferenza Episcopale Italiana, dell’Associazione Porta Aperta di Modena e IntegriaMo, «nasce dal bisogno di uno studio approfondito e non ideologico su un fenomeno complesso, come quello delle migrazioni, che richiede una riflessione lontana dai luoghi comuni», dicono i promotori.

Tra i temi in discussione quest’anno, l’inclusione nella città, l’economia, il ruolo dello sport e il contributo delle religioni alle sfide che le migrazioni mettono di fronte. Incontro, quest’ultimo, al quale parteciperà l’assessore alla cultura, politiche giovanili e politiche per la legalità della Regione Emilia-Romagna Massimo Mezzetti: già laureato all’Università di Roma (Lettere e Filosofia), ha poi compiuto gli studi presso la Facoltà Valdese di Teologia: «Un preludio al mio impegno in campo teologico e nello studio delle culture religiose», dice a Riforma.it. «Agire politicamente significa assumersi delle responsabilità. Il potere si mette al servizio della responsabilità». Citando le parole del teologo luterano Dietrich Bonhoeffer, Mezzetti entra nel merito del suo intervento previsto domenica 11 novembre alle 16 presso il Centro Famiglia di Nazareth in Strada Formigina 319 su «religioni e migrazioni» e conclude, «al centro dell’individuo democratico c’è un’interpretazione radicale del Vangelo, la parabola del buon Samaritano. Ciascuno deve avere gli stessi diritti. Ciò significa che il primo dovere è non violare i diritti degli altri, ma è altrettanto importante il dover agire, quando i diritti degli altri sono violati. Viviamo in un’epoca di paura e solitudine. Le paure, spesso, sono dettate più da nostre percezioni che da pericoli reali. Sempre più, la paura sta diventando un fatto sociale. E sono altri che ci dicono di cosa aver paura. Purtroppo assistiamo a un uso politico e strumentale della paura. Ci fa paura prevalentemente ciò che non conosciamo. Se stiamo in una stanza buia – prosegue Mezzetti – che ci fa paura: accendiamo la luce. Se ci fa paura ciò che non conosciamo dobbiamo accendere la conoscenza e la cultura. La cultura, la conoscenza e il sapere, hanno un ruolo fondamentale per conoscere l’altro da sé; per (ri)conoscerlo e dunque (ri)spettarlo».

Tra le novità di questa terza edizione, ricordano infine i promotori, ci sarà il «pranzo dei popoli» di sabato 10 novembre, «con una decina di etnie che prepareranno un grande pranzo aperto a tutta la cittadinanza; il laboratorio teatrale dei “Cantieri Meticci” che diventerà uno spettacolo nel tardo pomeriggio di domenica 11 novembre e il laboratorio interattivo “Alle radici” allestito ad hoc per gli studenti delle superiori dal 6 al 15 novembre; il libro “Abbecedario delle migrazioni” edito da Giappichelli realizzato a cura del Festival della Migrazione e presentato nel corso dei tre giorni modenesi».

www.festivalmigrazione.it

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