All'assemblea battista l'appello per la libertà religiosa in Bulgaria

Intervista a Dimitrina Oprenova, vice presidente dell'Alleanza mondiale battista sulle nuove restrittive norme pronte a essere approvate nel Paese balcanico

Ancora la volta la Bulgaria entra nelle discussioni di un organismo di chiese, e non è la prima volta quest’anno. A giugno era stata l’assemblea della Conferenza delle chiese europee (Kek) a venire informata sulla nuova proposta di legge pronta a ridisegnare il panorama religioso nel Paese. A settembre c’era stata la reazione del Consiglio metodista europeo mentre ieri è toccato all’assise dell’Ucebi, l’Unione delle chiese evangeliche battiste d' Italia, ospitare la pastora Dimitrina Oprenova, vice presidente dell’Alleanza battista mondiale, che raggruppa circa 200 chiese e oltre 40 milioni di fedeli nel mondo.

La sua è stata un’accorata richiesta di attenzione internazionale rispetto a quanto sta accadendo a Sofia: «la nuova legge sulle religioni – ci ha raccontato in una pausa dei lavori della 45° assemblea Ucebi - rappresenta infatti una stretta senza precedenti che mette a serio rischio la sopravvivenza di pressoché tutte le chiese del Paese».

In sintesi: sussidi statali solo alle confessioni che contano un numero di membri superiore all’1% della popolazione, in Bulgaria solo la Chiesa ortodossa (80% della popolazione) e la Comunità musulmana (10%): escluse tutte le altre, dalla cattolica a tutte le protestanti e via dicendo; autorizzazione governativa necessaria per i ministri di culto stranieri o bulgari che hanno studiato all’estero, controllo totale di tutte le entrate, e permesso per poter ricevere donazioni dall’estero.

Su questi ultimi aspetti anche i rappresentanti delle chiese ortodosse si sono dimostrati contrari perché «la donazione è atto intimo dei fedeli e non può essere oggetto di regolamentazioni da parte dello Stato».

«La volontà, a dar seguito a quanto dichiarato dal governo, è quella di bloccare l’islam radicale e più in generale il terrorismo, mediante l’attivazione di un rigido controllo di tutto ciò che giunge da fuori confine – prosegue la pastora Oprenova - ; ma il solo vero risultato è quello di togliere voce a tutte le minoranze, attuando in questa maniera un’insopportabile restrizione della libertà delle persone. Molte delle nostre chiese accolgono pastori e ministri di culto che provengono dall’estero e vengono a dare una mano a noi che abbiamo numeri limitati. Non sarebbe più possibile con le nuove norme. Né sarebbe più possibile svolgere il ruolo di ministri di culto a me e mio marito, perché entrambi abbiamo studiato all’estero, e non in Bulgaria, e sono necessarie autorizzazioni caso per caso. Saremmo destinati a scomparire».

I tre principali partiti che compongono il parlamento bulgaro non sembrano intenzionati a retrocedere di un passo e hanno dimostrato una compattezza mai mostrata in alcun altro caso nella storia recente della nazione balcanica.

Ma perché, nonostante le tante voci contrarie?

«E’ incomprensibile, i politici sono sordi alle decine di appelli provenienti dalle chiese, dalla società civile nelle sue varie forme, dalle istituzioni internazionali. La questione identitaria, ma ancor di più il tema della sicurezza, della presunta invasione islamica sono lo spauracchio agitato senza alcun ancoraggio alla realtà». Infatti la Bulgaria ha alzato oltre 200 km di recinzione al confine con la Turchia e non va certo per il sottile nel respingere con metodi brutali uomini, donne, minori, e numerose denunce sono state pronunciate da organizzazioni per i diritti umani per le condizioni dei centri di detenzione. In sostanza la nazione è blindata, sul modello dell’Ungheria di Orbán.

Entro novembre la legge dovrebbe trovare calendarizzazione nei lavori parlamentari, e venire dunque presumibilmente approvata. «Di fronte all’approvazione della norma continueremo con ancor maggior forza la nostra battaglia – conclude Oprenova – rivolgendoci a tutte le istituzioni politiche, in primis quelle europee, per veder sanata tale violazione delle libertà personali».

Pensare che Sofia è celebre anche per piazza San Nedelya, ribattezzata della tolleranza religiosa, perché si trovano fianco a fianco la chiesa ortodossa, quella cattolica, la sinagoga e la moschea.

Altri tempi.

Foto di Pietro Romeo

 

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