Una nuova visione della scuola domenicale

Con la pastora Giuseppina Bagnato riflettiamo sui cambiamenti nel modo di svolgere la scuola domenicale e sulle sfide teologiche e pedagogiche in un contesto socio-culturale assai mutato

In occasione dell'ultimo Sinodo delle chiese metodiste e valdesi (26-31 agosto 2018), abbiamo incontrato la pastora Giuseppina Bagnato, che da poco aveva concluso il suo incarico come direttrice della rivista "La Scuola Domenicale", del Servizio istruzione ed educazione della Fcei (come ricordato qui).

Abbiamo voluto confrontarci con lei sul lavoro di formazione (pedagogico e teologico) rivolto a monitori e monitrici, svolto dalla rivista, e più in generale sul tema dell'"istruzione religiosa" nelle chiese protestanti italiane, impartita essenzialmente attraverso quella che, con formula ottocentesca importata dall'estero, viene chiamata ancora oggi "scuola domenicale". Un nome che forse non risponde più al contesto attuale, una formula che andrebbe modificata, tenendo conto, osserva Bagnato, di quanto è cambiato il mondo dell'infanzia, e in secondo luogo della presenza (in alcune comunità predominante) di bambini provenienti da famiglie interconfessionali o immigrate.

Quali spunti di riflessione o modelli (guardando magari al di là delle Alpi) potremmo prendere a esempio? Quali competenze entrano in gioco nel ruolo di "educatori alla fede", e più in generale nello "spendere tempo con e per i bambini" all'interno della vita di una chiesa?

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