Un'infamia giuridica, un monito per il futuro

A 80 anni dalle leggi razziali (promulgate a partire dal 5 settembre 1938, con annuncio il giorno 18), abbiamo chiesto alla presidente dell’Unione delle comunità ebraiche italiane un intervento per Riforma

E' un grande onore poter intervenire su queste pagine per una riflessione sulle iniziative in corso per ricordare le Leggi antiebraiche promulgate dal fascismo nel 1938. Leggi "razziste", come riteniamo sia corretto chiamarle per la loro natura efferatamente discriminatoria. Sono passati ottanta anni da allora - dalla firma apposta dal re Vittorio Emanuele III nella residenza estiva di San Rossore a Pisa e dal successivo annuncio di Mussolini in Piazza Unità d'Italia a Trieste davanti a una folla entusiasta e plaudente.

Ottanta anni possono essere tanti o pochi, dipende dai punti di vista. Certamente la ferita è ancora aperta e le terribili testimonianze di chi in quei giorni fu cacciato da scuole e università, di chi perse il lavoro, di chi perse la piena cittadinanza, i diritti fondamentali, ce lo ricordano ogni giorno. Una infamia sancita nell'indifferenza generale. È questo quello che più urta di questo abominio giuridico, che fu premessa e anticamera alla Shoah.

Una lezione che siamo chiamati a far nostra e a proiettare, di fronte a nuove ingiustizie che si compiono, nella lotta sempre aperta a ogni forma di odio e discriminazione, pur in contesti e situazioni molto differenti rispetto ad allora, nel nostro turbolento presente e nel futuro che vogliamo lasciare in dote alle nuove generazioni. Temi e sfide che tradizionalmente ci accomunano nel segno di una proficua collaborazione che mettiamo da tempo al servizio di tutta la collettività italiana.

Come ho avuto modo di rappresentare nel corso della prime iniziative organizzate a Pisa il 5 settembre scorso, nel ricordare quei fatti, la viltà di molti, il coraggio dei pochi che si opposero ai provvedimenti fascisti, non possiamo limitarci alle sole cerimonie commemorative. È infatti dovere morale chiedersi se quanto successo possa accadere nuovamente. Quali furono i segni premonitori che non si seppero cogliere allora? Quali i segnali o le rassicurazioni da considerare oggi? Sono alcune delle domande che mi sono posta e che ho posto alla platea presente a San Rossore, da dove ha preso avvio un percorso che porterà il 20 settembre prossimo, sempre a Pisa e su iniziativa del rettore Paolo Mancarella, a una "cerimonia del ricordo e delle scuse" attraverso la quale l'intera accademia italiana si confronterà con il tema dell'espulsione di studenti e docenti ebrei nel '38. Esistenze e percorsi di vita spezzati dal razzismo di Stato, ma anche un formidabile contributo di cui gli atenei e il paese finirono per privarsi. Questo l'accento che verrà posto.

Quella che viviamo è un'epoca complessa, sempre più caratterizzata dalla diffusione di fake news, da odio gratuito che inquina spazio pubblico e social network, dal riaffiorare di complottismi e pregiudizi mai del tutto sconfitti. Una minaccia che riguarda non solo i soggetti e le comunità colpite ma che deve vederci sempre più uniti - istituzioni democratiche, società civile, le diverse minoranze - nella consapevolezza della criticità del momento che stiamo attraversando.

Davanti a noi un bivio storico, dalle conseguenze potenzialmente devastanti. Oggi più che mai appare urgente la riaffermazione del valore dell'educazione, della cultura, dell'incontro, della condivisione. Non sarà facile, il compito è evidentemente in salita, ma questo è un orizzonte imprescindibile per tutti coloro che hanno a cuore le conquiste democratiche e i principi sanciti nella Costituzione repubblicana.

Anche questa, come ci ricorda con il suo infaticabile impegno la senatrice a vita Liliana Segre, che voglio qui nuovamente ringraziare, è la lezione che ci arriva dal 1938.

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