L'amore che si dona

Un giorno una parola – commento a Giovanni 14, 23

Prima di essere afflitto, andavo errando, ma ora osservo la tua parola
Salmi 119, 67

Gesù gli rispose: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola; e il Padre mio l’amerà, e noi verremo da lui e dimoreremo presso di lui».
Giovanni 14, 23 

Tante persone amano e, ugualmente, non osservano le parole di chi li ama. Il figlio nei confronti dei genitori; la sorella nei riguardi del fratello; un coniuge rispetto all’altro. È capitato a molti, forse a tutti: sia nel ruolo attivo di chi non ascolta, sia in quello passivo di chi non è ascoltato. Se a pronunciare questa frase fossi io, sarebbe certamente un bell’auspicio, ma di difficile realizzazione. Si tratterebbe di una vera e propria pia illusione, che verrebbe voglia di correggere così: «Se uno mi ama, spesso osserverà la mia parola». Chi parla qui, però, è il Signore: e questo non va mai dimenticato.

In questa parola che è, e rimane, umana quant’altre mai, risuona un accento più che umano. La pretesa assoluta e la certezza incondizionata che caratterizzano quest’affermazione si giustificano solo considerando che qui ci giunge un eco di chi ha amato per primo (I Giov. 4, 19) e di chi ci ha amato sino alla fine (Giov. 13, 1). Non siamo confrontati dalla forza dell’amore che desidera, ma avvinti dalla bellezza dell’Amore che si dona.

«Certo» dice il piccolo Berlicche che è in me «Peccato che perfino l’innamoratissimo Pietro rinnegò il suo Maestro». Ahimè, è vero: neppure nei confronti di Cristo è possibile fidarsi di se stessi! Tuttavia, è proprio quando disperiamo anche di noi stessi, che troviamo un appiglio sicuro nell’Evangelo. L’impossibile possibilità di osservare la parola del Signore non sta nel nostro costante perfezionamento morale o in qualche nostra capacità, ma in questa relazione non oggettivabile che è l’amore. Nell’amore non c’è un dare per avere, ma un donarsi continuo; non c’è chi parla e chi tace, ma un ascolto reciproco. Si ascolta sapendosi ascoltati; si esegue sapendosi serviti; si ama sapendosi amati.

Si crea dunque uno spazio d’intimità, comunione, affetto e premure in cui si può affermare con convinzione: «Se uno mi ama, osserverà la mia parola»; e crederci!

 

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