Estate, tempo di colonie…

Due esperienze molto particolari, dalla Svizzera e dagli Usa, dove i più giovani sono messi di fronte a questioni concrete: lavorare in una fattoria biologica e mangiare con un budget limitato

Arriva l’estate, e per i più giovani è tempo di campi e colonie. Le attività proposte sono le più variegate, qualcuno si è ingegnato per offrire un’esperienza decisamente diversa, certo divertente (per certi aspetti) ma introducendo anche degli aspetti problematici. Ecco due esempi di sensibilizzazione sui temi della sostenibilità e della solidarietà attraverso l’alimentazione, che possono fornire qualche utile spunto.

Una ventina di giovani della chiesa riformata del cantone di Vaud (Eerv), in Svizzera, che fanno parte del gruppo “Jp” (jeunes paroissiens), stanno per vivere un’esperienza particolare, racconta l’agenzia Protestinfo in un articolo di Marie Destraz pubblicato nei giorni scorsi su Réformés.

Gli adolescenti trascorreranno, insieme ai loro responsabili, un periodo in una famiglia di agricoltori bio del Giura svizzero, dedicando il loro tempo ed energie a un progetto di solidarietà nel segno dell’ecologia, secondo una formula che non è una novità per la Eerv. Ci arriveranno dopo tre giorni di viaggio in bicicletta, raggiungendo i mille metri di altitudine (o poco più) della fattoria dove trascorreranno due settimane occupandosi del bestiame, della fienagione, della manutenzione della recinzione.

Ogni quattro anni i “giovani parrocchiani” organizzano un viaggio solidale al fine di portare aiuto al prossimo, e tra le mete c’è stata, l’ultima volta, l’Armenia. Quest’anno, scrive Protestinfo, riflettendo sulle difficoltà quotidiane incontrate dagli agricoltori in Svizzera, hanno deciso di mettersi al servizio di una causa loro vicina. «Prima di andare all’estero, è importante conoscere ciò che si vive in casa nostra», è stato il commento di una delle partecipanti.

Riscoprire l’origine dei cibi, liberarsi dalla schiavitù della plastica, ritrovare una vita dai ritmi più naturali ed essenziali, spogliata di molti inutili orpelli. Tornare all’essenziale, prendendo consapevolezza di modi di vivere diversi dal proprio…

Molti di questi obiettivi e spunti di riflessione sono comuni a un’altra esperienza che avviene oltreoceano, nella chiesa presbiteriana di Fort Worth, Texas. La First Presbyterian Church ha infatti organizzato anche per quest’anno un campo estivo per mettere i giovanissimi di fronte al problema di dover vivere con un budget molto limitato, e quindi al rischio di patire la fame.

Lo riporta un articolo sul sito Internet della Presbyterian Mission, raccontando che questa esperienza darà ai partecipanti  «un piccolo assaggio di ciò con cui hanno a che fare diverse persone a basso reddito della loro comunità», insegnando loro che cosa vuol dire fare la spesa e cucinare con un budget fisso, ma anche a spostarsi per la città con i mezzi pubblici per recarsi al Centro di accoglienza della chiesa, incontrando le persone che vivono ogni giorno questi problemi. Come spiega la pastora Robyn Michalove, una delle responsabili del campo, i bambini impareranno a conoscere anche il rapporto tra cibo e salute e il costo reale del cibo: «avranno un budget e con quello dovranno recarsi al negozio più vicino e comprare abbastanza cibo per preparare un pasto, una volta tornati al Centro. È davvero utile: lavoreranno alla “banca del cibo”, la nostra dispensa, impareranno che cosa significa “fame”, e a preparare cibi sani. I bambini lo adorano!». I posti disponibili sono quaranta, ma già ci sono delle liste d’attesa.

Sul tema della fame e della povertà la chiesa presbiteriana è attiva su vari livelli (ad esempio con il Presbyterian Hunger Program), e con questo campo in particolare, scrive l’articolo, vuole mostrare ai più giovani «l’impatto della fame sulla gente nella loro stessa città: è importante che siano consapevoli che ci sono persone che soffrono la fame anche nella loro comunità».

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