La chiesa di Matteo 25

Violenza armata, razzismo, povertà, ingiustizia sociale: i temi della prossima Assemblea generale della Chiesa presbiteriana degli Usa, profondamente impegnata

«Essere una Chiesa Matteo 25»: è racchiuso in questo motto l’appello lanciato dall’Assemblea generale del 2016 (AG222) che la Chiesa presbiteriana degli Stati Uniti (PcUsa) ha fatto proprio, recuperando la propria voce profetica, il proprio impegno «vigilante» sui temi della giustizia economica, razziale e sociale. La 223° Assemblea generale (GA223), che si terrà a St. Louis dal 16 al 23 giugno prossimi, assumerà un ruolo attivo, senza precedenti, nell’affrontare le devastanti condizioni dei poveri e degli oppressi nella città del Missouri (così come in molte altre metropoli). In particolare sono due i temi su cui si è già mossa nelle ultime settimane: la prevenzione della violenza da armi da fuoco e l’assistenza delle persone incarcerate per motivi economici.

Di fronte alle 36.000 vittime per arma da fuoco nel 2017 negli Usa e a 50 anni esatti dalle sue dichiarazioni sulla necessità di un’azione legislativa per frenare la violenza delle armi, la PcUsa ha riaffermato l’urgenza di una riforma e di azioni di prevenzione, che peraltro sta già adottando. Durante l’assemblea è prevista la proiezione per i visitatori di film sul tema e sarà a disposizione la nuova edizione del «Kit di prevenzione della violenza armata» della Presbyterian Peace Fellowship (Ppf), una comunità nazionale nata (assai significativamente) nel 1944: un piccolo manuale con strumenti pastorali, educativi e pratici e 14 case study. L’iniziativa più importante è però la campagna Count me in!, promossa dalla Ppf, che in occasione della GA223 sensibilizzerà membri dell’assemblea e visitatori ad attivarsi per la prevenzione, nellae proprie chiese, con incontri di preghiera, programmi educativi, azioni nelle scuole, dibattiti e testimonianze. Si sta insistendo molto sulla responsabilità delle chiese e delle comunità locali a supporto di una (auspicata) politica nazionale contro le armi da fuoco. Alla GA parteciperanno anche persone che hanno perso i loro cari in episodi di violenza con armi da fuoco, o ne sono stati testimoni (come nel caso della Marjory Stoneman Douglas High School di Parkland, Florida).

L’atto di testimonianza pubblica probabilmente più rilevante sarà la marcia prevista per martedì 19 dal luogo dell’assemblea, l’America’s Center (un luogo, detto per inciso, gun-free) al City Justice Center, dove sono detenute per crimini minori centinaia di persone che non hanno potuto pagare la cauzione. L’iniziativa è organizzata in collaborazione con numerose organizzazioni che si occupano del dramma dell’aumento massiccio delle carcerazioni preventive per motivi economici: il 99% della crescita carceraria totale negli ultimi 15 anni. Chiese e associazioni lanciano l’allarme sugli alti costi sociali di un circolo vizioso che collega perdita del lavoro e della casa, debiti, mancato pagamento di multe o tasse, perdita della custodia dei figli. Per venire incontro alle prime necessità di queste persone, la colletta raccolta durante il culto di apertura della GA223 il 16 giugno sarà devoluta al termine della manifestazione.

Diverse altre iniziative previste intorno alla GA testimoniano lo stretto legame con la società civile e i suoi problemi: una “preassemblea” sabato mattina su povertà, violenza e razzismo; una manifestazione pubblica di solidarietà per i migranti dell’area di S. Louis; un progetto nazionale per aiutare i senzatetto; una veglia di preghiera sul tema della giustizia.

L’Assemblea generale sarà ovviamente anche un’occasione per parlare di sé, e probabilmente uno dei temi sarà il calo lento, ma inesorabile, del numero dei membri, una tendenza cominciata a metà degli anni Sessanta che ha portato nel 2017 a perdere 67.714 membri rispetto all’anno precedente (attestandosi su un totale di 1.415.053 membri). Nel 2012-2016 si è assistito a un numero di perdite di chiese senza precedenti (circa 100 ogni anno), in seguito all’approvazione nel 2010 dell’ordinazione di persone omosessuali o transgender nei ruoli ecclesiastici e nel 2014 del matrimonio tra persone dello stesso sesso. Sebbene questo calo sembri essersi assestato ai livelli precedenti, la preoccupazione rimane: «È chiaro che i presbiteriani stanno facendo poco in termini di evangelizzazione», ha dichiarato senza mezzi termini J. Herbert Nelson, direttore dell’Office of public Witness della PcUsa, che guiderà in parte i lavori della GA223 (qui avevamo già commentato i risultati del calo di membri della PcUsa). «L’abbandono di quelle chiese era un ostacolo temporaneo, – osserva– ma la nostra incapacità di condividere la fede, di dimostrare la potenza e la giustizia di Gesù Cristo e della sua chiesa nel cambiare un mondo in cui la disuguaglianza, l’ingiustizia, la violenza e la guerra sembrano guadagnare forza ogni giorno è un fattore critico nella nostra incapacità di crescere. La chiesa non sta morendo – ha insistito Nelson, – si sta trasformando, dobbiamo semplicemente trovare nuovi modi di proclamare il Vangelo, e viverlo nelle nostre comunità».

Lo spirito della GA è stato ben sintetizzato da Nelson in una frase: «I presbiteriani non si allontanano dal mondo per venire all’Assemblea generale: veniamo qui esattamente e specificamente per coinvolgere le chiese e il mondo su questi temi: povertà, violenza e razzismo».

 

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