Storica visita in Corea del Nord per gli organismi ecumenici internazionali

Una delegazione del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) e della Comunione mondiale delle chiese riformate (Wcrc) ha visitato la capitale nordcoreana Pyongyang dal 3 al 7 maggio

Una delegazione ecumenica internazionale – formata da sei persone – composta dai rappresentanti del Consiglio ecumenico delle chiese (Cec) e della Comunione mondiale delle chiese riformate (Wcrc) e guidata dal segretario generale del Cec, Olav Fykse Tveit e dal segretario generale del Wcrc, Chris Ferguson, ha visitato la capitale nordcoreana Pyongyang dal 3 al 7 maggio su invito della Federazione cristiana coreana (Kcf) della Repubblica popolare democratica di Corea (Rdpc).

La visita, si è tenuta a pochi giorni dal vertice inter-coreano di Panmunjom dello scorso 27 aprile, durante il quale Moon Jae-in, il presidente della Corea del Sud e Kim Jong Un, il presidente della Corea del Nord, hanno firmato la Dichiarazione di Panmunjom: un documento, di portata storica, per giungere alla pace, alla prosperità e all’unificazione della penisola coreana.

«Il movimento ecumenico mondiale si è sempre impegnato per promuovere il dialogo, la convivenza, la pace e la riunificazione del popolo coreano, diviso per più di 30 anni», hanno detto i delegati. Le relazioni con e tra la Federazione cristiana coreana e il Consiglio nazionale delle chiese in Corea del Sud (Ncck) e le chiese aderenti al Cec e al Wcrc «Sono sempre state proficue. A muovere le nostre relazioni un obiettivo comune, ottenere la pace e la riunificazione della penisola coreana».

In occasione dell’incontro è stata redatta una dichiarazione diramata oggi: «Rendiamo grazie a Dio se possiamo celebrare a Pyongyang, insieme, gli impegni politici presi nella Dichiarazione di Panmunjom: una dichiarazione d’intenti ricca di speranze e di aspirazioni di pace per la Penisola coreana» e ci rallegriamo «per gli sforzi intrapresi per alleviare le tensioni militari e promuovere lo scambio e la cooperazione inter-coreana». Infine, la delegazione ecumenica rileva, ancora una volta, una sua aspirazione, che si possa «sostituire con un trattato di pace, l’accordo di armistizio del 1953» e conclude, con l’auspicio «che si possa realizzare, quanto prima, la completa denuclearizzazione della penisola».

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