Vento di fronda contro l’ospitalità eucaristica

Sette vescovi scrivono al Vaticano per chiedere di intervenire a seguito della decisione della Conferenza episcopale tedesca di aprire alla comunione per le coppie miste cattolico-protestanti

La possibilità per le coppie miste protestanti-cattoliche di partecipare insieme alla santa cena fa discutere in Germania.

Il 22 febbraio scorso, al termine della assemblea plenaria di primavera dei vescovi tedeschi, dopo «un intenso dibattito», il cardinale Reinhard Marx, arcivescovo di Monaco, presidente della Conferenza episcopale tedesca e membro del C9 (i cardinali incaricati di consigliare il papa nella sua riforma della curia) aveva annunciato un testo che  avrebbe facilitato, in alcuni casi, la comunione per il coniuge appartenente alla confessione protestante, nello specifico luterana, riformata o della Chiesa unita.
Per alcuni vescovi tedeschi tale decisione va oltre le competenze della conferenza episcopale e appartiene invece alla sfera di linee guida che devono provenire dalla Chiesa universale, in altre parole da Roma. Sette di loro hanno appena scritto al prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l'Arcivescovo Luis Ladaria, e al cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani per chiedere il loro «aiuto e chiarimenti», rivela il Kölner Stadt-Anzeiger, il quotidiano della città di Colonia.

Secondo i firmatari, il documento pastorale annunciato nel mese di febbraio - e adottato a maggioranza dei due terzi dei vescovi - è «illegale», perché «viola la fede cattolica e l'unità della Chiesa».
Oltre al cardinale Rainer Woelki, arcivescovo di Colonia, la lettera di tre pagine, è firmata anche dall'Arcivescovo di Bamberg Ludwig Schick, e dai vescovi di Augusta, Eichstätt, Görlitz, Regensburg (Regensburg) e Passau. «L'opposizione al cardinale Marx si sta concentrando in Baviera», osserva il quotidiano tedesco, ricordando che questa è proprio la regione natale di Marx.
Inoltre, i sette firmatari non  hanno consultato in maniera preventiva il presidente della Conferenza episcopale tedesca . Il cardinale Woelki gli ha scritto solo il giorno dopo, il 23 marzo, per avvertirlo dell’ iniziativa.
Il cardinale Marx ha risposto a stretto giro di posta con una lettera indirizzata a tutti i vescovi della Germania, e pubblicata sul sito web della conferenza episcopale, utile per ricordare le tappe della vicenda e per giustificare una simile decisione - presa «a schiacciante maggioranza» dopo l'incoraggiamento del papa «a compiere nuovi passi nel campo dell'ecumenismo e della pastorale».
Per quanto riguarda i dubbi espressi dai sette firmatari, Marx ha ricordato che «la gravità dei bisogni spirituali» di ogni coppia mista sarà verificata e la decisione dei vescovi è stata presa in linea con i documenti di riferimento sull'ecumenismo e sul diritto canonico. «E 'stato più volte dimostrato chiaramente che un vescovo diocesano (canone 844) e, naturalmente, una conferenza nazionale dei vescovi, possono formulare dei criteri che permettano la comunione ai cristiani che non sono in piena comunione con la Chiesa cattolica.
Infine, ha invitato i firmatari a informare tutti i vescovi, e non lui solo, perché la loro missiva «riguarda l'intera assemblea plenaria».
Nell’esortazione apostolica “Amoris laetitia” il pontefice scrive: «Le problematiche relative ai matrimoni misti richiedono una specifica attenzione. I matrimoni tra cattolici e altri battezzati presentano, pur nella loro particolare fisionomia, numerosi elementi che è bene valorizzare e sviluppare, sia per il loro intrinseco valore, sia per l’apporto che possono dare al movimento ecumenico. A tal fine va ricercata una cordiale collaborazione tra il ministro cattolico e quello non cattolico, fin dal tempo della preparazione al matrimonio e delle nozze»; e nella parte riguardante la santa cena le parole sono queste: «la decisione di ammettere o no la parte non cattolica del matrimonio alla comunione eucaristica va presa in conformità alle norme generali esistenti in materia, tanto per i cristiani orientali quanto per gli altri cristiani, e tenendo conto di questa situazione particolare, che cioè ricevono il sacramento del matrimonio cristiano due cristiani battezzati. Sebbene gli sposi di un matrimonio misto abbiano in comune i sacramenti del battesimo e del matrimonio, la condivisione dell’eucaristia non può essere che eccezionale e, in ogni caso, vanno osservate le disposizioni indicate», cioè dalle disposizione contenute nel documento del 1993 realizzato dal pontificio Consiglio per l’unità dei cristiani e intitolato “Direttorio per l’applicazione dei principi e delle norme sull’ecumenismo”.

Dal punto di vista delle chiese evangeliche il problema non si pone: come ha ricordato di recente il pastore Luca Maria Negro, presidente della Federazione delle chiese evangeliche in Italia  «la Cena del Signore, è appunto Cena del Signore e non della chiesa. È lui che invita, e spetta ad ogni credente, a prescindere dalla sua appartenenza confessionale e nonostante le eventuali differenze nella comprensione del significato di questo gesto, rispondere all’invito del Signore».

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