La Parola di Dio

Un giorno una parola – commento a Lamentazioni 1, 18

Il Signore è giusto, poiché io mi sono ribellata alla sua parola
Lamentazioni 1, 18

Il Dio della pace che in virtù del sangue del patto eterno ha tratto dai morti il grande pastore delle pecore, il nostro Signore Gesù, vi renda perfetti in ogni bene, affinché facciate la sua volontà
Ebrei 13, 20-21

 

La dinamica del rapporto con Dio si articola in diversi momenti: in primo luogo, si tratta di entrare in relazione con Lui attraverso l’ascolto della sua parola, poi bisogna cercare di comprendere questa parola per poterla efficacemente applicare nelle scelte concrete della nostra vita. 

Non è un processo semplice, perché la Sua parola ci giunge da lontano, nel tempo e nello spazio. La Bibbia, infatti, non è un testo nostro contemporaneo e perciò richiede una decodificazione e una interpretazione non sempre immediate. E piuttosto raramente la voce di Dio si fa sentire forte e chiara nelle nostre orecchie, come nelle rivelazioni veterotestamentarie a Mosè, a Elia e gli altri profeti. Né abbiamo il privilegio degli apostoli e delle discepole di poter ascoltare l’insegnamento dalla viva presenza di Gesù.

Certo, non è Dio ad essere lontano, quanto piuttosto noi stesse/i, prese/i come siamo dalle mille preoccupazioni del quotidiano e dal rumore di fondo prodotto da un mondo perlopiù disinteressato al colloquio con il proprio Creatore.

Ma, chi crede e perciò affida fiducioso/a la propria esistenza a Dio, specialmente nel momento della preghiera, riceverà la Sua parola tramite l'azione tutta interiore dello Spirito Santo, secondo la promessa di Gesù (prenderà del mio e ve lo annuncerà). Saremo però capaci di agire secondo le sue indicazioni, soprattutto quando queste comporteranno dei disagi, delle rinunce, dei cambiamenti indesiderati?

L'esperienza di tanti/e credenti ci dice che anche i fedeli più fedeli hanno avuto moti di ribellione o di rifiuto della sua parola, in momenti clou della loro esistenza: siamo umani, perciò imperfetti/e. La consapevolezza di essere incapaci di operare il bene con le nostre sole forze è però il primo passo per riconoscere che solo in Dio, che è giusto, possiamo trovare aiuto, perdono e giustizia. Ed è pertanto molto salutare.

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