Fare i conti con una memoria scomoda

Le chiese episcopali americane riflettono sul loro ruolo nella storia dello schiavismo; e nella città dove fu assassinato M.L. King, una nuova targa racconta la vera storia del generale Forrest, fondatore del Ku Klux Klan e mercante di schiavi

«Mamma mi ha chiamato Forrest, come il generale Nathan Bedford Forrest, per ricordarmi che tutti facciamo cose che non hanno molto senso».

Così dice, più o meno, Forrest Gump nell’omonimo film del 1994, facendo riferimento a uno degli «eroi» confederati della guerra civile americana, ma soprattutto uno dei fondatori del Ku Klux Klan e, prima della guerra, mercante di schiavi. Una memoria scomoda, ancora presente in diversi luoghi degli Stati Uniti, con cui molti devono fare i conti, specie quando nei monumenti che ricordano il generale viene omessa una parte significativa della sua storia (cioè l’essere stato un mercante di schiavi).

Questo è quanto accade ad esempio a Memphis, Tennessee, la città dove fu assassinato Martin Luther King, e dove Forrest trascorse diversi anni, dando vita a un mercato degli schiavi dove ora si trova il parcheggio della Calvary Episcopal Church. Il responsabile della comunità, Scott Walters, riflettendo su quanto di terribile avveniva un secolo e mezzo fa poco oltre il suo pulpito, ha deciso di fare luce su questo frammento di storia finora totalmente ignorato, formando un gruppo di ricerca tra i suoi parrocchiani che includeva tra gli altri anche un professore di storia, Timothy Huebner. Questi ha coinvolto i suoi studenti, lo scorso autunno, in un lavoro di ricerca «sul campo» basato proprio sulla storia di Forrest.

L’aspetto interessante è che questo lavoro di ricerca e riflessione sul passato è stato improntato da uno «spirito di riconciliazione», riporta l’Episcopal News Service, non soltanto dalla «volontà di rivelare brutte verità. Queste non devono essere divisive, ma raccontate per portare a una sorta di guarigione». Sulla stessa strada procede dal 2015 a Memphis l’organizzazione Lynching Sites Project, il cui obiettivo è mappare i luoghi della memoria della violenza razziale nella contea di Shelby, per accrescere la consapevolezza ma anche superare il trauma di questo passato.

Il dibattito si è infervorato al punto che il Consiglio cittadino alla fine di dicembre ha deciso di rimuovere due monumenti confederati, uno dei quali dedicato appunto al generale Forrest, ritenendoli incompatibili con il cinquantenario della morte di Martin Luther King. Non si tratta del resto di un caso isolato: il dibattito sull’esposizione e l’utilizzo di simboli confederati (bandiera e simili) è in corso in molte parti degli Stati Uniti, e da almeno dieci anni la Chiesa episcopale sta indagando sulla complicità e i benefici economici ricavati dal commercio degli schiavi, promuovendo il racconto senza ombre di questo scomodo passato nell’ottica della restorative justice, e la battaglia legislativa per il risarcimento dei danni portati dallo schiavismo. Inoltre, per il triennio in corso ha identificato alcune priorità, tra cui la riconciliazione: alcune diocesi si sono già attivate per confrontarsi con una parte del loro passato, indagando sulle loro complicità nella schiavitù, nella segregazione e in atti di linciaggio dei confronti della popolazione afroamericana.

Tra queste, le diocesi di Atlanta (Georgia) e quella del Tennessee (di cui però Memphis non fa parte): due luoghi-simbolo, Atlanta e Memphis, che rappresentano l’inizio e la fine della vita di M. L. King. E per apporre la nuova targa dedicata alla storia del generale Forrest, la Calvary Episcopal Church di Memphis ha scelto anche una data non casuale: 4 aprile, anniversario dell’assassinio di King. Durante la cerimonia gli studenti leggeranno i nomi delle persone, donne, uomini e bambini, vendute come schiave nella loro città, scoperti con stupore durante il loro lavoro di ricerca. L’occasione giusta per promuovere una memoria storica più accurata, e finalmente riconciliata.

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