La parola di Gesù ci libera

Un giorno una parola – commento a Matteo 6, 26

O Signore, tu soccorri uomini e bestie
Salmo 36, 6

Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, non mietono, non raccolgono in granai, e il Padre vostro celeste li nutre
Matteo 6, 26

È uno sguardo liberatorio. È liberatorio aprire gli occhi sul mondo: non ci siamo solo noi con le nostre fisse, con i nostri problemi e le nostre preoccupazioni. Ci sono anche gli uccelli del cielo. Con Dio pare abbiano un rapporto decisamente meno problematico. Anche da loro possiamo imparare. L’insegnamento di Gesù non esclude nessuno. Nessuno è così piccolo da non avere qualcosa da insegnarci. Basta guardare, essere curiosi, essere discepoli che si lasciano aprire gli occhi dalla parola di Gesù.

Ma c’è un’altra maestra della vita. Anzi, è la Signora della vita: è ovunque, onnipresente, subdola, potente, onnipotente. Senza di lei non possiamo vivere, è assolutamente necessaria. Si chiama preoccupazione e detta i nostri pensieri, le nostre parole e le nostre azioni, come se in realtà ci fosse un altro decalogo: «Io sono la Preoccupazione, la signora della tua vita, tu non fare questo, ma fa’ questo…». S’infila ovunque, diventa ansia, paura, angoscia. Ci domina.

La parola di Gesù ci libera. Lo sguardo terapeutico sulla creazione ci guarisce. E la preoccupazione? Si converte: da signora della vita a serva della vita. E, dopo la sua conversione, non si chiamerà più «preoccupazione», cioè colei che mi occupa anzitempo, ma «cura». La nostra preoccupazione sarà trasformata dalla potenza dell’evangelo nella cura gli uni per gli altri, come il Padre nostro celeste si prende cura delle sue amate creature.

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