Pastori fuori dal sinodo?

Alla luce della riforma che dal 2020 porterà i ministri di culto ad esser stipendiati dalle chiese e non più dallo Stato, emergono possibili conflitti di interesse

Entro il 2020 le chiese nazionali del cantone bernese (riformate e cattoliche) diventeranno i datori di lavoro dei loro ministri di culto. Questi al momento sono impiegati e stipendiati dal Cantone. Tale novità sta accendendo il dibattito, soprattutto a seguito di un intervento dell’Associazione delle parrocchie del Cantone di Berna (Adp), organismo interconfessionale che in un comunicato si chiede se «alla luce delle nuove norme previste, non possa prospettarsi all’orizzonte un rischio di conflitto di interessi, quando ad esempio i sinodi e gli organi decisionali delle chiese si troveranno a dibattere sull’assegnazione dei pastori ad una comunità o a ragionare su questioni finanziarie legate a stipendi, rimborsi o quant’altro».

In ragione dei nuovi poteri trasferiti alle chiese, la Chiesa cattolica prevede di escludere la partecipazione al Consiglio nazionale delle persone da essa retribuite. Una presa di posizione che ha portato a reazioni differenti, come quella dell’Associazione dei pastori riformati del Cantone bernese che hanno accusato l’Adp di alimentare un clima di sfiducia nei confronti dei ministri di culto.

Nessuna norma prevede al momento l’ineleggibilità di pastori al sinodo bernese e a cambiare le regole  dovrebbe pensare nel caso il sinodo stesso. Ma in una lettera alle comunità il Consiglio sinodale afferma che un tale mutamento sarebbe una rottura della« tradizione riformata: argomenti teologici di peso si oppongono a qualsiasi esclusione del corpo pastorale dal sinodo. Il principio che la “leadership” della chiesa è assunta congiuntamente da membri laici e corpo pastorale è pienamente in linea con l’eredità della Riforma» scrive l’organo esecutivo della chiesa riformata cantonale.

In pratica in tutte le chiese riformate della Svizzera, in seno all’organo deliberativo, è prevista la partecipazione anche di pastori e diaconi. Nel cantone di Vaud ad esempio la loro presenza deve essere pari a un terzo dell’assise, e i due terzi riservati a membri “laici”. A Friburgo è prevista la partecipazione di almeno un ministro per ogni delegazione, mentre nel Vallese ogni pastore e diacono è automaticamente membro del sinodo. In tutti i casi la maggioranza è data ai “laici”.

Al Concistoro della Chiesa protestante di Ginevra sono stati gli stessi ministri di culto nel corso del 2017 a proporre di ridurre il numero dei loro rappresentanti. Da 12 sono passati a 8, compresi i delegati della facoltà di Teologia.

In Italia il sinodo valdese e metodista prevede una ripartizione al 50 + 1 di “laici” e per il resto pastori e diaconi, mentre in ambito battista si privilegia un criterio di rappresentatività di tutte le chiese membro dell’Ucebi, l’Unione delle chiese evangeliche e battiste, senza specificare quote di rappresentanza.

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