Un falò della libertà a Nizza

La città della Costa Azzurra torna a celebrare la ricorrenza della concessione dei diritti a valdesi ed ebrei. Ne parliamo con il pastore Paolo Morlacchetti

«Io domando ai rappresentanti della Nazione se, come uomo, potrò mai stringere la mano a colui che mi ha reso straniero in Italia». Con queste parole il 17 aprile 1861 Giuseppe Garibaldi faceva il suo ingresso a Palazzo Carignano a Torino, sede del primo parlamento dell’Italia (quasi) unita. Camicia rossa d’ordinanza, sombrero e poncho, in questo modo “l’eroe dei due mondi” si rivolgeva a Camillo Benso, conte di Cavour, reo agli occhi del vecchio generale di aver svenduto ai francesi la sua città natale, Nizza, con gli accordi di Plombières, come compenso per l’aiuto dato da Parigi all’Italia nelle guerre di Risorgimento contro l’Austria.

Nizza nel 1848, al momento della promulgazione da parte del re Carlo Alberto delle Lettere Patenti che concedevano i diritti civili e politici a ebrei e valdesi nel regno di Sardegna, è dunque italiana. Per le minoranze religiose del regno è il momento dell’uscita dal ghetto, dai monti e dalle valli cui sono stati relegati. La città della Costa Azzurra è anch’essa coinvolta. Dai primi anni ‘50 dell’ ‘800 vi è dunque, attiva, una comunità valdese. Nel 1854 si contano già circa 200 membri di chiesa, tanto che si rende necessario trovare locali più ampi rispetto alle abitazioni private utilizzate fino a quel momento per i culti e le riunioni. Tocca al moderatore del tempo, il pastore Pierre Lantaret, completare l’acquisto del terreno in rue Gioffredo, in cui verrà eretto il primo tempio, inaugurato ufficialmente nel novembre del 1857. Antonio Gay da Prarostino, Bartolomeo Malan di Angrogna, futuro moderatore, e Lèon Pilatte ne sono i primi pastori. Ma nel 1860 Nizza torna francese e per i valdesi di Nizza prende avvio un periodo non semplice, sospeso fra irredentismo e nuovo corso.

Affonda in queste radici la decisione dell’attuale chiesa protestante di organizzare quest’anno, a 170 anni da quel 1848, un falò della libertà, sul modello di quanto avviene ogni anno alle valli valdesi del pinerolese, a ricordare la festa di quei giorni lontani. Falò che anche a Nizza è stata per anni una consolidata tradizione.

Tocca a Paolo Morlacchetti, pastore italiano della comunità nizzarda “Saint-Esprit” della Chiesa protestante Unita di Francia (Epudf)  guidare il culto il prossimo 17 febbraio alle ore 18, al tempio di boulevard Victor Hugo. A seguire l’accensione del falò della libertà (preparato dal gruppo scout protestante) nel cortile del tempio attuale per mano del sindaco della città Christian Estrosi, alla presenza di rappresentanti delle comunità protestanti, ebraiche, musulmane e cattoliche.

«Quest'anno abbiamo deciso di celebrare i 170 anni delle Lettere Patenti – racconta il pastore Morlacchetti – perché queste ebbero effetto anche per la contea di Nizza, permettendo alla comunità valdese e ebraica di strutturarsi e di godere pienamente dei diritti. Fino agli anni ’60 del ‘900 la ricorrenza del 17 febbraio era celebrata in particolare nelle comunità protestanti di Cannes e di Nizza. All'epoca questa festa aveva un sapore di nostalgia per i numerosi membri originari della valli valdesi che si erano stabiliti sulla Costa Azzurra per motivi di lavoro».

«Dopo le Lettere Patenti inizia a costituirsi a Nizza una comunità valdese – prosegue il pastore -. In effetti all'epoca erano numerose la persone provenienti dalle valli valdesi che si erano stabilite a Nizza per lavorare negli alberghi o per lavorare al servizio delle ricche famiglie nizzarde. La comunità era folta, tanto che si decise la costruzione del tempio, disegnato dall'architetto francese François Boyer e realizzato dall'architetto nizzardo Vincent Levrot, che fu inaugurato nel 1857. Nello stesso anno sorse una scuola la cui porta di accesso e tutt'ora presente sul lato dell'edificio. A partire dal 1895, a causa della progressiva scomparsa della lingua italiana nella città di Nizza, la Tavola Valdese decise di non nominare più un pastore di lingua italiana. Nel 1939 il tempio fu venduto e la comunità si unì a quella dell' Eglise Evangélique Française, che diventerà Eglise Reformée de France e infine Eglise Protestante Unie. Nella nostra comunità vi sono ancora i discendenti della comunità valdese, e proprio quest'anno, per mostrare simbolicamente il legame che ha sempre unito le due comunità, abbiamo deciso di ripavimentare il cortile del tempio del Saint Esprit con della pietra di Luserna».
La celebrazione che cade in una città colpita un anno e mezzo fa dal terribile attentato sulla Promenade des Anglais.

«Vero, è un momento particolare per la nostra città; da un lato le ferite dell'attentato del 14 luglio sono sempre vive e la tensione sociale non diminuisce, dall'altro le chiese e le associazioni accolgono le persone che vengono in Europa per cercare di costruire un futuro migliore. In questo contesto difficile, il nostro obiettivo è creare un'occasione di dibattito sulla libertà, sull'accoglienza del prossimo e sui diritti negati».

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