Una marcia per i migranti

Da Claviere a Monginevro centinaia di persone in cammino per offrire vicinanza a chi in questi mesi affronta i rischi di un cammino in montagna

La gente arriva alla spicciolata al punto di ritrovo di Claviere, 1750 metri di quota, una manciata di minuti dal confine francese. Giovani, anziani, bambini trascinati sul bob dai genitori, si ritrovano infreddoliti in questa estremità occidentale d’Italia, in alta val Susa. Domenica 14 gennaio è la giornata mondiale del migrante indetta dalla Chiesa cattolica: quassù si celebra la ricorrenza con una marcia sui sentieri per mostrare vicinanza ai tanti che giorno dopo giorno si avventurano fra le montagne ricoperte di neve, nel tentativo di proseguire un percorso cominciato in Africa mesi, anni prima. Un rischio enorme. Le temperature glaciali, il rischio valanghe, l’abbigliamento non consono. Tutto concorre a rendere drammatico questo ultimo tratto di strada che separa donne, uomini, ragazzi dalla Francia, per molti la meta agognata.

Chi arriva qui lo fa dopo esser stato respinto da Ventimiglia e Mentone, altra terra di confine divenuta simbolo di chiusura e di morte.

Dove la politica non è in grado di offrire alcuna risposta, se non di chiusura, si innestano piccole grandi storie di quotidiana solidarietà: privati cittadini, associazioni e enti quali Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione), Diaconia valdese, “Briser les Frontières” e “Rainbow for Africa” sono a fianco di chi ogni giorno arriva in treno alla stazione ferroviaria di Bardonecchia, l’ultima in suolo italiano. Da qui o si tenta la sorte sui bus di linea che percorrono la strada del colle del Monginevro o ci si incammina lungo la strade e i sentieri sommersi di neve che conducono al colle della Scala e da lì in territorio francese. In un caso o nell’altro è difficile sfuggire ai controlli della Gendarmerie che presidia in maniera massiccia il territorio. Caricati sui furgoni della polizia vengono rispediti indietro o appena oltre frontiera o alle stazioni di Oulx o Bardonecchia, da dove ripartiranno per un nuovo tentativo in un perenne gioco dell’oca che rischia di costar loro la vita.

 Solo sabato sera sono arrivati in stazione 30 migranti, un record per questo periodo di gelo. «Non ci stavano tutti nella piccola saletta che le Ferrovie ci hanno concesso – racconta Paolo Narcisi, che nella vita è medico rianimatore all’ospedale Cto di Torino, e che insieme ad altri membri di “Rainbow for Africa” ha creato un primo presidio sanitario in stazione a Bardonecchia- ; abbiamo dovuto allertare un hotel perché ospitasse per una notte alcune persone. Nel pomeriggio invece avevamo soccorso sette ragazzi recuperati dalla polizia francese e riportati qui con seri principi di congelamento agli arti. Cerchiamo di dissuaderli a partire in questo periodo, con così tanta neve. Ma molti decidono comunque di tentare, sentono la meta così vicina». Lo scorso anno a Mamadou, maliano di 27 anni, sono stati amputati entrambi i piedi: le scarpe da ginnastica nulla hanno potuto contro il ghiaccio che brucia.

La camminata di domenica è organizzata da “Briser les Frontières” , abbattere le frontiere in italiano, un comitato spontaneo intra-frontaliero impegnato a prestare soccorso sul campo: vestiario, cibo, consigli utili, tutto quanto può offrire un po’ di sollievo e calore, fisico e morale. Ma oggi c’è anche la voglia di far sentire la propria voce, di urlare basta ad una politica che non riesce a farsi carico in maniera strutturale della questione.

 Centinaia di persone marciano a bordo pista, sotto gli sguardi incuriositi del popolo dello sci, un contrasto suggestivo fra chi arriva qui per legittimo divertimento e trova giustamente strade e braccia aperte, e chi invece vi giunge con l’acqua alla gola e le facce stanche e si imbatte in leggi che poco hanno a che fare con la solidarietà. «In questi mesi poi la situazione non può che peggiorare – racconta Marie, volontaria francese che nella vicina Briançon è coinvolta nell’assistenza a chi è riuscito a passare il confine, e si trova ora stremato in suolo francese, in attesa di capire quale sarà la sua sorte- . In Italia sono state approvate norme più restrittive, e lo stesso si appresta a fare la Francia con la nuova legge su immigrazione diritto di asilo che rappresenta  un ulteriore segnale di chiusura e di militarizzazione del problema.  Nella nostra zona larga parte della popolazione è coinvolta è solidale, con gli amministratori in prima linea. Siamo in montagna, è nostro dovere prestare soccorso a chi è in difficoltà. Ditemi se questo è un reato».

In punta al colle del Monginevro gli amici francesi  aspettano con vino e the caldi, prima del rompete le righe. C’è da fare un salto a Bardonecchia, probabilmente qualcuno è arrivato anche oggi, smarrito fra cumuli di neve alti oltre due metri. Sulla stessa linea dovrebbe correre il futuro Treno ad Alta Velocità, mentre in questi mesi arriva soprattutto chi fugge da guerre e miseria. «Un controsenso – chiosa Luca, abitante della valle- . Sventrano le montagne per far passare in fretta merci e persone, e le chiudono per chi non ha documenti in regola. Non è il modello di Europa di cui andare fieri».

Intanto arriva la notizia dell’ennesimo ragazzo morto fulminato sul tetto di un treno a Mentone. Notizia che oramai non trova nemmeno più spazio sui giornali. Quanti se ne dovranno ancora piangere?

 

Foto di Luca Perino e Claudio Geymonat

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