A Cancun (Messico) si è svolta dal 4 al 17 dicembre la tredicesima Conferenza delle parti dell’Onu sulla biodiversità. È stata sottoscritta la Dichiarazione di Cancun (www.cbd.int) nella quale oltre 190 Paesi si sono impegnati a integrare la tutela della biodiversità nelle politiche ambientali che riguardano foreste, pesca, turismo e settore agricolo. La Dichiarazione rappresenta il riconoscimento a livello globale del necessario coinvolgimento dei settori governativi ed economici nella tutela delle popolazioni di specie animali e vegetali. «La vita sul pianeta Terra e il nostro futuro comune sono in gioco», si legge nel testo. «È urgente intraprendere azioni forti in modo responsabile per garantire la sopravvivenza di ricchezza biologica e di ecosistemi sani che siano in grado di supportare lo sviluppo e il benessere umano».

I governi partecipanti si impegnano a raggiungere gli obiettivi di Aichi, ad «alzare il livello di ambizione e volontà politica» per l’integrazione della tutela della biodiversità.

Sono state prese 72 decisioni rilevanti, di cui 37 relative al convegno sulla biodiversità, 20 sul Protocollo di Cartagena sulla biosicurezza (2000) e 15 su quello di Aichi (2014). I delegati hanno inoltre definito un percorso verso il 2020 che verrà verificato alla prossima COP che si svolgerà in Egitto nel 2018.

In occasione del summit, diversi Paesi hanno già annunciato impegni specifici per raggiungere gli obiettivi di tutela in meno di quattro anni. La Francia, ad esempio, nell’ambito della International Coral Reef Inititiative si è impegnata a ridurre l’inquinamento dovuto a microplastiche e creme solari. L’Olanda e altri 11 Paesi UE hanno annunciato la creazione di «una coalizione di volenterosi» per la difesa degli insetti impollinatori. La Germania contribuirà a progetti per la mitigazione dei cambiamenti climatici con mezzo miliardo di euro all’anno.

Ricordiamo che la Convenzione sulla diversità biologica (Cbd), è un trattato internazionale adottato nel 1992 al fine di tutelare la diversità biologica, l’utilizzazione durevole dei suoi elementi e la ripartizione giusta dei vantaggi derivanti dallo sfruttamento delle risorse genetiche. Adottata a Nairobi nel 1992, la Convenzione è stata aperta alla firma dei paesi durante il Summit di Rio su ambiente e sviluppo nel giugno 1992 insieme alla Convenzione quadro sui cambiamenti climatici e alla Convenzione contro la desertificazione.

La Cbd dunque non ha alcuna lista di specie da proteggere o siti da gestire ma ha tre obiettivi primari: la conservazione della diversità biologica, l’uso sostenibile delle sue componenti, e la giusta ed equa divisione dei benefici dell’utilizzo di queste risorse genetiche, attraverso un giusto accesso alle risorse genetiche e un appropriato trasferimento delle tecnologie necessarie.

Alla decima Conferenza delle Parti della Convenzione, a Nagoya (Prefettura di Aichi, Giappone), è stato concordato il Piano strategico per la biodiversità 2011-2020 (20 obiettivi chiamati gli Aichi Target, raggruppati secondo 5 obiettivi strategici), ratificato da oltre 50 paesi e quindi entrato in vigore.

La rivista Science, nello studio recente Has land use pushed terrestrial biodiversity beyond the planetary boundary? A global assessment, ha dichiarato che nel 58,1% della superficie terrestre (dove vive il 71,4% della popolazione) la perdita di biodiversità è tale da compromettere la capacità degli ecosistemi di sostenere le società umane. Numeri che diventano ancora più preoccupanti se approfonditi, qualche esempio:

– negli ultimi tre secoli le aree forestali globali si sono ridotte del 40% circa (dati Fao;)

– dal 1990 sono scomparse il 50% delle zone umide globali (dati Fao);

– negli ultimi decenni è scomparso il 35% delle mangrovie totali (le foreste di mangrovie sono tra le più efficienti per lo stoccaggio della CO2) e in alcuni Paesi si arriva persino all’80% (dati Millennium Ecosystem Assesment);

– il tasso di estinzione delle specie provocato dall’uomo è di 1000 volte superiore al tasso naturale (dati Millennium Ecosystem Assesment);

– il 93% delle barriera corallina (ecosistema con il maggiore tasso di biodiversità) australiana è a forte rischio (dati James Cook University).

L’equilibrio biologico è a rischio. Scriveva Enzo Tiezzi negli anni ‘80:

– Il processo entropico e il processo evolutivo hanno una sola direzione e questa non può essere cambiata.

– L’impatto della «complessità tecnologica» sulla natura si traduce in una riduzione della «complessità biologica» e conseguente rischio di sopravvivenza dei sistemi naturali.

– La vita in ogni suo organismo è parte di un ampio processo che coinvolge il metabolismo di tutto il pianeta.

– Complessità biologica è simbolo di stabilità

– L’inquinamento e il cambiamento climatico producono vulnerabilità della biodiversità nel mare e negli oceani, nella produzione di cibo, in atmosfera.

Un organismo che consuma più rapidamente di quanto l’ambiente produce per la sua sussistenza non ha possibilità di sopravvivere, ha scelto un ramo secco nell’albero della evoluzione.

Immagine: flickr.com

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