Io so che il mio Redentore vive
Giobbe 19, 25

Paolo scrive: «Certa è quest’affermazione e degna di essere pienamente accettata: che Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, dei quali io sono il primo»
I Timoteo 1, 15

In un passo dei manoscritti di Etica, Dietrich Bohnoeffer scrisse: «È in primo luogo la colpa personalissima del singolo ad essere qui riconosciuta come la fonte che avvelena la comunità. Pure il peccato più segreto del singolo macchia e distrugge il corpo di Cristo. Non posso mettermi il cuore in pace dicendo che il mio peccato è insignificante, ma devo riconoscere che proprio il mio peccato è colpevole di tutto. Sono colpevole della concupiscenza disordinata, sono colpevole per aver vilmente taciuto quando avrei dovuto parlare, sono colpevole per non aver detto la verità e di essere stato ipocrita di fronte al potere, colpevole per esser stato duro di cuore e aver rinnegato i più poveri dei miei fratelli, colpevole di infedeltà nei confronti di Cristo. Che m’importa se anche altri sono colpevoli? Ogni peccato di un altro lo posso scusare, solo il mio rimane una colpa che non posso mai scusare».

Ritenersi il primo dei peccatori, quasi come fossi l’unico peccatore, è l’unico modo per riconoscere che Gesù è il salvatore del mondo. L’autore della lettera a Timoteo lo aveva già compreso: non possiamo ritenere gli altri responsabili o corresponsabili, non possiamo guardare con occhio colpevolizzante chi ci sta accanto. Farsi carico del nostro peccato, come se fossimo gli unici peccatori, è già un segno di accoglienza della grazia di Dio. La morte di Cristo, del Dio incarnato, non può lasciarci indifferenti, ma deve essere, come dice l’autore, “pienamente accettata”. Che la nostra vita sia davvero l’accettazione di questa realtà che è la stessa realtà di Dio: “Cristo è venuto nel mondo per salvare i peccatori”. Amen!

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