Verso l’abolizione della pena di morte in Indonesia?

Timida apertura del presidente Joko Widodo, sotto il cui governo sono state messe a morte 18 persone tra 2015 e 2016

Recentemente il presidente indonesiano Joko «Jokowi» Widodo ha affermato che il suo governo potrebbe seguire l’esempio dei governi europei procedendo verso l’abolizione della pena di morte.

Il ripensamento di Jokowi, convinto sostenitore della pena capitale, sarebbe una vera e propria inversione di marcia su una questione fondamentale dei diritti umani.

L’Indonesia ha interrotto una moratoria non ufficiale di quattro anni sulla pena di morte nel marzo 2013, e Jokowi - entrato in carica nel 2014 - ha fatto dell’esecuzione di condannati per reati di droga una questione specifica della sua presidenza. Il presidente ha sempre giustificato l’uso della pena capitale con la motivazione che l’abuso di droga costituisce un’emergenza per il Paese e che i trafficanti di droga nel braccio della morte sono responsabili di aver «distrutto il futuro della nazione». Nel dicembre del 2014, rivolgendosi a degli studenti, Widodo affermò che l’esecuzione dei trafficanti di droga era una «terapia d’urto importante» per chiunque violasse le leggi indonesiane sulla droga.

Il governo di Widodo ha messo a morte un totale di 18 trafficanti di droga condannati nel 2015 e nel 2016. Nella maggioranza dei casi si tratta di cittadini di altri paesi, e il presidente ha sempre respinto le richieste di clemenza giunte da parte dei governi di appartenenza dei condannati, appellandosi alla sovranità nazionale. Nell’aprile del 2016, ad esempio, sono stati fucilati otto condannati a morte per traffico di droga: erano cittadini australiani, nigeriani, brasiliani e un indonesiano. A nulla sono valse le pressioni da parte dei governi tra cui il Brasile, la Francia, l’Australia.

A livello internazionale la politica di Widodo sulla pena di morte viene giudicata non solo disumana ma anche ipocrita. Giacarta, infatti, dedica notevoli risorse per impedire che cittadini indonesiani vengano giustiziati in altri paesi. Tra il 2013 e il 2015, il governo indonesiano ha fatto pressione diplomatica e ha disposto pagamenti in contanti per garantire la commutazione delle condanne a morte per 189 indonesiani in attesa di essere giustiziati all’estero. Tra i crimini commessi da coloro che hanno chiesto la grazia c’è anche il traffico di droga.

L’organizzazione internazionale Human rights watch ha chiesto che le recenti dichiarazioni di Jokowi siano sostenute da azioni concrete del governo indonesiano volte a ripristinare la moratoria sulla pena di morte per poi giungere alla sua completa abolizione.

Immagine: via istockphoto.com

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