Così dice il Signore: «Io mi ricordo dell’affetto che avevi per me quand’eri giovane, del tuo amore da fidanzata, quando mi seguivi nel deserto, in una terra non seminata»
Geremia 2, 2

Manteniamo ferma la confessione della nostra speranza, senza vacillare; perché fedele è colui che ha fatto le promesse
Ebrei 10, 23

Si potrebbe leggere questo versetto (e quelli seguenti) in modo scettico, quando non sarcastico. Dunque, il rapporto fra Dio e il suo popolo non sarebbe altro che un matrimonio fra un marito geloso e irascibile e una moglie irriconoscente e «allegra»? Messo così, non suona molto bene e non c’è da stupirsi se tanti, davanti a passi simili, non vogliono nemmeno sentir parlare dell’Antico Testamento. Ma «la colpa» è del testo in sé o dell’interpretazione che ne è data?

Indubbiamente, qui c’è un rimprovero per un comportamento irrispettoso, sciocco e fedifrago. Se ci fosse solo questo, però, all’accusa sarebbero seguiti il giudizio e poi l’inevitabile condanna; e la storia degli ebrei sarebbe terminata con la conquista di Nabucodonosor. Il Signore, invece, proprio attraverso una sofferenza sincera, una delusione incredula e il rammarico di chi non riesce a darsi pace, rivela la profondità del suo amore per Israele. Non c’è persona che non abbia provato almeno una volta sentimenti simili nei confronti di un amico, di un figlio o del coniuge…

Si amano senza riserve, desiderando soltanto il loro bene e la loro felicità, pronti a ogni sacrificio per vederle sorridere perché è l’unica cosa che conta. È bello restare a guardarle in silenzio, i loro tic sono divertenti e si è lieti di aver sempre occasioni nuove per dimostrare i propri sentimenti: aiutandole, coccolandole… E poi tutto va in frantumi, cade il mondo addosso e si comprende sin troppo bene lo stato d’animo dell’Eterno! Ma l’amore è forte come la morte, spera ogni cosa, e sopravvive: basta una lacrima di pentimento per farlo tornare a germogliare e crescere più forte di prima. L’amore è paziente, è tenace.

È vero, si potrebbe leggere questo versetto in modo scettico, sarcastico. Forse è meglio leggerlo con commozione e partecipazione, perché queste antiche parole esprimono un affetto che non si è ancora affievolito: esprimono l’amore di Dio per ciascuno di noi.

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