A Ginevra per i siriani

Si è conclusa ieri a Ginevra la seconda conferenza Onu sui rifugiati siriani. All’attenzione di Ban Ki-moon i corridoi umanitari promossi dalle nostre chiese

Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, alla Conferenza di Alto livello delle Nazioni Unite sui rifugiati siriani, che ha riunito ieri a Ginevra rappresentanti di 92 paesi, 14 agenzie dell’Onu e 24 ong, alla presenza del segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha menzionato i corridoi umanitari voluti dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Comunità di Sant’Egidio.

Fortemente voluta dall’italiano Filippo Grandi – nominato soltanto tre mesi fa Alto Commissario delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) – la conferenza interazionale di Ginevra è stata convocata per dare seguito ai talks avviati a Londra nel febbraio scorso, in occasione dei quali il governo italiano si era già impegnato su un pacchetto d’aiuti da 400 milioni di dollari, confermando il suo posto tra i grandi donatori delle Nazioni Unite.

«Il tentativo di demonizzare i migranti non è solo offensivo, è scorretto. Oggi sono rifugiati, ma domani potranno essere studenti, professori, scienziati, ricercatori, lavoratori, persone che si prendono cura di noi. Potranno arricchire la società, guidare la crescita e contribuire al nostro comune progresso». Con queste parole il segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon ha aperto ieri a Ginevra i lavori.

 

Ban Ki-moon opens UN Syrian Refugees Conference

"Today, they are refugees. Tomorrow, they can be students, professors, scientists and researchers, workers and caregivers."Ban Ki-moon speaks powerfully about the potential of refugees - and says attempts to demonize them are "not only offensive, but factually incorrect" - at the opening of the UNHCR Global Responsibility Sharing Conference for Syrian Refugees in Geneva today. - United Nations Secretary-General Ban Ki-moon. Read his speech in full here: ow.ly/104v6t

Pubblicato da UN Geneva su Mercoledì 30 marzo 2016

Per ammissione dello stesso Ban Ki-moon, il miglior modo per ridare speranza ai siriani è quello di porre fine al conflitto. Purtroppo, ha precisato il Segretario, «fino a quando i colloqui di pace non daranno i loro frutti, il popolo siriano e l’intera regione dovranno affrontare una situazione disperata. Per questo il mondo deve mobilitarsi, con azione e impegni concreti». Il primo obiettivo della Conferenza di Ginevra è stato appunto quello di rilanciare l’impegno umanitario, di discutere assieme ai paesi donatori nuove misure, nuovi metodi. Non stupisce allora che il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni non si sia limitato agli elogi delle operazioni di salvataggio condotte dalla marina italiana nel Mediterraneo, ma abbia fatto esplicito riferimento ai corridoi umanitari attivati dalla Federazione delle chiese evangeliche in Italia e dalla Comunità di S. Egidio con il concorso dell’otto per mille valdese. Un «metodo» intriso di afflato umanitario ma al contempo pratico e praticabile, che nei mesi scorsi ha suscitato un’inconsueta ammirazione bipartisan, assurgendo a modello nazionale di «idealismo realista».

Perché è proprio a questa combinazione di valori ed azione che le Nazioni Unite fanno riferimento quando richiamano i governi del mondo alle proprie responsabilità umanitarie. Nel solco del progetto pilota interconfessionale ricordato dal ministro Gentiloni, a Ginevra l’Unhcr ha infatti proposto di esaminare metodi alternativi per l'ammissione in Europa dei rifugiati: da meccanismi più flessibili per il ricongiungimento familiare alla mobilità di lavoro, dalle borse di studio per gli studenti ai visti per soccorso medico; il tutto auspicando il diretto coinvolgimento del settore privato.

Per usare le parole di Filippo Grandi, le proporzioni della crisi dimostrano che «non è possibile affrontarla chiudendo le porte, alzando barriere o lasciando il peso maggiore ai paesi confinanti con il conflitto». «Non nutro illusioni – ha proseguito il Segretario – so che il nostro appello cade in un momento molto difficile, in un contesto preoccupante. Ma lo sforzo collettivo dei diversi stati e dei diversi attori all’interno degli Stati è essenziale». Non c’è dubbio: nei limiti delle loro proporzioni, i corridoi umanitari interconfessionali che soltanto un mese fa hanno salvato la vita a novantatré persone stanno facendo scuola sui banchi della diplomazia internazionale.

Foto (archivio) di Italia all'ONU via Flickr | Licenza CC BY 2.0

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