Un rimedio contro le tentazioni legate al potere

Un giorno una parola – commento a II Cronache 19, 7

Agite con prudenza, poiché presso il SIGNORE, nostro Dio, non c’è perversità, né favoritismi, né si prendono regali
II Cronache 19, 7

Mentre Gesù era a tavola in casa di Matteo, molti pubblicani e «peccatori» vennero e si misero a tavola co Gesù e con i suoi discepoli
Matteo 9, 10

La figura di Giosafat (870 a.C. – 846 a.C.), re di Giuda, è alquanto controversa. Egli fu indubbiamente uno stratega e un amministratore di alto livello. Una delle sue più clamorose vittorie fu quella sul re di Siria narrata in II Cronache 18. Eppure dopo il suo ritorno trionfale a Gerusalemme, Giosafat deve confrontarsi con un duro rimprovero del profeta Ieu (II Cronache 19, 1-3). Il motivo di questo rimprovero riguarda l’alleanza con Acab, re di Israele, che viene definito dal profeta come «empio che odia il Signore». È un importante esempio di due prospettive diverse che si intrecciano continuamente nella narrazione dell’autore dei Libri delle Cronache: la prospettiva umana e quella divina. Nella prospettiva umana l’alleanza con Acab (morto in combattimento contro i siriani) determinò la vittoria di Giosafat. Nella prospettiva divina, invece, tale operazione militare attirò sul valoroso re di Giuda «l’ira di Dio».

La riforma del sistema amministrativo e giudiziario che Giosafat compì poco dopo la sua più importante vittoria militare unisce invece entrambe le prospettive narrative: è un atto umanamente valido che trova la piena approvazione dell’Eterno. La descrizione della riforma che troviamo nel capitolo 19 dimostra che perversità, favoritismi e bustarelle sono una realtà piuttosto antica. Il versetto 7 è una esortazione pronunciata dal re ai nuovi amministratori del suo regno. Il senso del suo messaggio non si esaurisce tuttavia in un’applicazione di tipo morale. Questo breve testo afferma da un lato la perfezione dell’Eterno, dall’altro invece denuncia la corruttibilità dell’uomo.

La piena comunione con l’Eterno vissuta mediante la fede è un valido rimedio contro ogni tentazione legata all’esercizio del potere. È un rimedio ma non una vaccinazione che modifica la natura dell’essere umano. Il passato e il presente conoscono tanti esempi di uomini e donne sinceramente credenti che hanno fallito di fronte al potere e al denaro. Secondo le analisi pubblicate alla fine di gennaio 2016 da Trasparency International tra i 28 membri dell’Unione europea, l’Italia è il secondo paese più corrotto; fa peggio solo la Bulgaria (dove la presenza degli italiani è ormai massiccia), mentre ci battono in trasparenza anche Romania e Grecia. Per cambiare la situazione non sono più sufficienti né proclami, né appelli, che siano religiosi o laici. Urge una vera mobilitazione dal basso non solo per promuovere una serie di riforme strutturali ma per spodestare realmente coloro che – talvolta in maniera quasi palese – favoriscono disonestà e corruzione.

Foto "Triomphe de Josaphat" di Jean Fouquet - http://expositions.bnf.fr/fouquet/grand/f061.htm. Con licenza Pubblico dominio tramite Wikimedia Commons.