Il dono dell’umiltà

Un giorno una parola – commento a Romani 8, 31

Il Signore degli eserciti ha fatto questo piano: chi potrà frustrarlo? La sua mano è stesa; chi gliela farà ritirare?
Isaia 14, 27

Se Dio è per noi chi sarà contro di noi?
Romani 8, 31

Il discorso di cui fa parte questo breve versetto è particolarmente ricco dei contenuti. Da un lato (vv. 1-30) l’apostolo Paolo sviluppa il suo magnifico discorso sulla salvezza, dall’altro (vv. 33-39) egli afferma l’indissolubile legame tra Dio e i credenti. Il concetto chiave che unisce i due discorsi è l’elezione o addirittura la predestinazione alla salvezza (cfr. v. 30). Il v. 31 richiama in modo quasi esplicito una bellissima frase del Salmo 118: Il SIGNORE è per me; io non temerò; che cosa può farmi l’uomo? (v. 6). Il testo greco usa la preposizione ‘hypèr’ che può essere tradotta “per” (a nostro favore) ma anche “sopra” di noi.

Non è irrilevante la scelta del significato da attribuire alla preposizione greca. La falsa convinzione del favore di Dio per determinate azioni individuali o collettive ha generato numerosi disastri nella storia dell’umanità. Basta ricordare la scritta Gott mit uns (Dio con noi) coniugata con la svastica e incisa sulle fibbie dei cinturoni indossati dalle truppe tedesche durante la Seconda guerra mondiale. Nei tempi più recenti i conflitti militari scatenati dagli Stati Uniti d’America in Afghanistan e in Iraq avevano come base di partenza la profonda convinzione che “Dio lo vuole”.

Non di rado anche nella nostra preghiera individuale cerchiamo di accaparrarci il favore di Dio per i nostri progetti. Apparentemente non ci sarebbe nulla di sbagliato in tale atto di intercessione in cui si riconosce in qualche modo la Sua sovranità sulla nostra esistenza. Riconoscerla realmente significa tuttavia rendersi conto che Egli si rivela come Colui che è “per noi” ma al tempo stesso “Totalmente altro” da noi, vale a dire: colui che è sopra di noi. Per comprendere pienamente questa dialettica serve una virtù assai rara in questi tempi: l’umiltà. L’umiltà però non rende indifferenti o passivamente sottomessi. Anzi, lascia posto all’azione, purché tale azione non sia invadente, presuntuosa, violenta. Sono convinto che pregare affinché Egli elargisca abbondantemente il dono di questa virtù sia oggi uno dei principali compiti di tutte le persone credenti.

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