Famiglie plurali

Rinviato alle chiese il corposo documento della Commissione famiglie. Approvata dal Sinodo una liturgia per le coppie dello stesso sesso

L'approfondito testo redatto dalla Commissione famiglia, matrimonio, coppie, genitorialità delle chiese metodiste e valdesi sulle “nuove famiglie” è stato accolto dall'assemblea e rinviato all'esame delle comunità perché possano esprimersi in vista di una decisione, si spera già durante il prossimo Sinodo.

Si tratta del primo documento di questo genere dopo quello sul matrimonio approvato dal Sinodo del 1971 e il testo sui matrimoni interconfessionali stilato insieme alla Conferenza episcopale italiana del 1997/2000. «Il ruolo della commissione era elaborare un testo dopo aver approfondito gli atti, i documenti e tutto il lavoro fatto dalle diverse commissioni sul tema famiglie e relazioni in questi anni, a partire ovviamente dalla decisione del Sinodo del 2010 di aprire alle benedizioni per le coppie dello stesso sesso, senza trascurare anche il confronto con la riflessione fatta dalle chiese sorelle all'estero», ha spiegato Paola Schellenbaum, membro della Commissione famiglie. «In particolare è stato forte il coordinamento con la Commissione culto e liturgie delle chiese battiste, metodiste e valdesi, che quest'anno ha portato all'approvazione del Sinodo di una liturgia per le coppie dello stesso sesso. Un grande passo avanti, che ci auguriamo continui con lo studio di una liturgia anche per le coppie eterosessuali credenti, non sposate ma che desiderano un accompagnamento e una benedizione da parte della loro chiesa».

Un lavoro impegnativo, quello della Commissione Famiglie. Qual è il cuore del documento?

«La famiglia fondata sul matrimonio rimane rilevante ma noi diciamo che non può più essere considerata la forma privilegiata, se non addirittura unica, di unione amorosa. Riconosciamo che esistono altre forme di legame, altrettanto importanti e degne di cura e di attenzione. L'argomento delle famiglie e delle forme di unioni viene affrontato a partire da quattro prospettive: biblica, teologica, giuridica e liturgica; nel capitolo finale, proporremo poi alcune questioni come la possibilità di procedere a benedizioni di coppie senza effetti civili».

Il documento sarà approvato probabilmente già nel 2016, un anno prima del previsto.

«Il Sinodo caldeggia molto la discussione su questi temi; visto il vuoto legislativo del nostro paese, sanzionato anche dall'Europa, noi ci muoviamo su una frontiera; all'estero siamo però molto apprezzati, come mi ha testimoniato anche personalmente il segretario generale della Comunione mondiale delle Chiese riformate Christopher Ferguson. Le chiese hanno discusso i documenti preparatori – anche se non abbiamo ricevuto così tanti commenti come speravamo – e sono mature per una conclusione del percorso perché vivono già una realtà di famiglie ricostituite o omoaffettive».

Avete definito dei limiti per il riconoscimento di un'unione?

«Il legame deve essere stabile e almeno uno dei due richiedenti la benedizione deve essere credente. La Commissione discipline sarà poi coinvolta alla fine del nostro lavoro per definire con precisione come ci possiamo muovere in rapporto alle Intese. Approfondiremo poi le questioni teologiche rispetto al cammino che abbiamo di fronte e sul piano ecumenico non trascureremo le reazioni dei fratelli cattolici: in questa prospettiva è incoraggiante che proprio quest'anno il Sinodo abbia recepito il documento contro la violenza sulle donne, firmato dalla Fcei, dalla Conferenza episcopale e da diverse chiese ortodosse».

A proposito di violenza, la Commissione si è occupata anche di questo tema?

«Non in particolare; ricordiamo che la Commissione famiglie non è l'unica ad occuparsi di relazioni. Abbiamo però approfondito la riflessione sulle questioni di genere e il loro impatto nella teologia, a partire dal testo di Genesi 2 e 3 sull'unione coniugale, che viene riletta alla luce della reciprocità, mentre la differenza sessuale passa in secondo piano». 

Foto Pietro Romeo