Essere luce delle nazioni e strumento di salvezza

Un giorno una parola – commento a Isaia 49, 6

Il Signore dice: «Voglio fare di te la luce delle nazioni, lo strumento della mia salvezza fino alle estremità della terra»
(Isaia 49, 6)

Gesù disse: «Mi sarete testimoni in Gerusalemme, e in tutta la Giudea e samaria, e fino all’estremità della terra»
(Atti degli apostoli 1, 8)

Che bella notizia! Essere luce delle nazioni e strumento di salvezza fino alle estremità della terra. Questa è la prospettiva del discepolato e della fede che ci è stata data. Quando ci sentiamo incapaci e insignificanti, o fatichiamo tentando iniziative di evangelizzazione che non sono esattamente il nostro forte, queste parole del Libro di Isaia e di quello degli Atti degli apostoli ci vengono incontro come una bella notizia che ci annuncia che invece è possibile; non è un compito troppo grande per noi anche se ce ne sentiamo incapaci, e non è una nostra scelta esagerata, per tre motivi.

1. È il Signore che dice al profeta Isaia che farà di lui la luce delle nazioni e lo strumento della sua salvezza. Ed è Gesù che dice agli apostoli che gli saranno testimoni fino alle estremità della terra. L’iniziativa è sua e quando il Signore annunzia qualcosa la porta anche a termine, crea le condizioni perché la prospettiva che ha delineato divenga possibile. Il Signore vuole che la forza che viene dalla fede, la consapevolezza di essere nelle sue mani e presso di Lui qualunque cosa ci possa accadere, quella certezza che niente e nessuno ci potrà separare dall’amore di Cristo (Rom. 8) non sia per un piccolo gruppo di persone fortunate, ma per tutta l’umanità. Non solo per profeti e apostoli, non solo per persone interne e vicine alle cose di Dio, non solo per le chiese cristiane, ma fino alle estremità della terra, per chiunque scopra la fede in Gesù Cristo si apre il compito e la prospettiva di una testimonianza chiara, tanto da essere “luce”.

2. Noi non siamo profeti e apostoli che hanno appena ricevuto lo Spirito Santo: siamo credenti abbastanza distratti, superficiali, indaffarate. Ma appunto, queste parole ci danno una opportunità di riscoprire che la fede evangelica ha davanti a sé un compito e una responsabilità che ci può rimettere in piedi e dare senso e direzione alla nostra vita.

3. La prospettiva che ci viene proposta è il mondo intero. Che bella sfida e che bella libertà: possiamo guardare oltre le nostre miserie personali ed ecclesiastiche, aprire porte e finestre ed affacciarci sapendo che il mondo è pieno di persone che aspettano l’evangelo e la luce.