A Pinerolo fallite le società dei fratelli Bianciotto

Erano stati i leader della protesta dei forconi del dicembre 2013 a Pinerolo. Secondo le indagini hanno evaso l'Iva per 22 milioni di euro

Tutto era iniziato a novembre dello scorso anno quando le prime indagini della Guardia di Finanza avevano portato al sequestro di beni per due milioni e mezzo di euro ai fratelli Elmo e Diego Bianciotto. Entrambi erano noti nel pinerolese per essere i titolari e i proprietari del grande deposito di mezzi militari (elicotteri, container, jeep, camionette e mezzi corazzati) adiacente alla rotonda di Pinerolo che porta a Eataly e all'Ipercoop. Non solo. Erano balzati agli onori delle cronache quando nel dicembre del 2013 si erano messi alla guida dell'autonominato movimento dei forconi del pinerolese. In quel caso avevano guidato la protesta e il blocco di auto e camion all'altezza proprio della “loro” rotonda.

L'attività dei Bianciotto era fondamentalmente quella di comprare vecchi mezzi militari acquistati in aste per poi rivenderne le parti a terzi, attraverso due società, la Itel 2000, intestata alla moglie di uno dei due, e la Bianciotto Fratelli snc. Ora il Tribunale di Torino su richiesta del sostituto procuratore, Ciro Santoriello, che guida le indagini, ha chiesto e disposto il fallimento delle due società. C'è una terza società intestata ai due fratelli, la Fratelli Bianciotto Srl, che rimane in piedi perché per ora non è stata raggiunta da questo provvedimento e anche per garantire l'occupazione e il lavoro alla decina di dipendenti.

Le attività commerciali degli imprenditori rimangono aperte ma vengono tenute sotto controllo dal curatore fallimentare che è stato nominato per fare un inventario e cercare di recuperare i fondi per coprire la maxi evasione fiscale che gli inquirenti contestano ai Bianciotto.

«Abbiamo piena fiducia nell'operato della magistratura», avevano dichiarato a novembre, ma da allora la loro posizione si è ulteriormente aggravata.

A novembre gli inquirenti presumevano un'evasione fiscale di 10 milioni di euro soltanto per il 2009. Nel frattempo la ricerca della Guardia di Finanza si è allargata al periodo che va dal 2005 al 2013, e la contestazione è salita a 22 milioni e mezzo di euro, una cifra record nell'imprenditoria pinerolese.

Già a novembre le Fiamme Gialle, sulla base del decreto emesso dal Gip del Tribunale di Torino, su richiesta del pm Santoriello, avevano sequestrato,una Ferrari F458, un raro modello di Porsche 911, auto da rally, oltre a una Mercedes ML e una Audi Q7 per un totale di sette veicoli. Inoltre erano stati bloccati 14 conti correnti, sequestrati 23 appezzamenti di terreno e 7 immobili, compresa una villa a San Pietro Val Lemina.

Il totale dei beni sequestrati adesso sale a 3 milioni e 600 mila euro.

L'accusa contesta la creazione di false fatture ad hoc per aumentare e gonfiare il reddito e scaricarne le imposte. «Continueremo a lavorare e non ci arrendiamo», hanno dichiarato a La Stampa i fratelli seguiti dall'avvocato torinese Gaetano Piermatteo, ma la loro posizione è davvero critica. L'indagine è partita dall'enorme discrepanza tra il tenore di vita seguito dai Bianciotto e dalle loro dichiarazioni dei redditi. Per la Guardia di Finanza all'Agenzia dell'Entrate le società denunciavano poche decine di migliaia di euro e i soci di media 3 o 4 mila euro a testa.

Tra le transazioni più contestate che potrebbero allargare l'impianto accusatorio c'è anche una vendita di tondini di ferro per tre milioni di euro al dittatore della Guinea Equatoriale, Obiang. E per la Guardia di Finanza queste operazioni contestabili sarebbero numerose.